sabato, Agosto 30, 2025

Operaio costretto a Urinarsi addosso sul Lavoro: svelato il nome dell’Azienda

È stata finalmente fatta luce su una vicenda di cronaca del lavoro e giudiziaria che ha scosso l’opinione pubblica. Un operaio fu costretto a lavorare senza potersi recare in bagno. Dopo anni di processi, ora si conosce anche il nome dell’azienda: Stellantis, colosso dell’automotive nato dalla fusione tra FCA e PSA.

Un caso che parte nel 2017

I fatti risalgono al febbraio 2017. Un operaio in servizio nello stabilimento Sevel-FCA (oggi Stellantis) chiese di andare in bagno durante il turno. Gli venne negato. Fu costretto a urinarsi addosso e non gli fu neppure consentito di cambiarsi. L’episodio finì subito al centro delle cronache e provocò un’ondata di indignazione, con scioperi immediati proclamati dal sindacato USB.

L’operaio decise di rivolgersi alla giustizia. Quella che era iniziata come una richiesta di tutela individuale si è trasformata in un caso simbolo sui diritti e la dignità nei luoghi di lavoro.

Tre gradi di giudizio: vittoria piena del lavoratore

Il primo verdetto arriva dal Tribunale di Lanciano, che dà ragione all’operaio. Secondo la sentenza, l’azienda ha violato l’articolo 2087 del Codice Civile, causando “una lesione alla dignità personale del lavoratore”.

Stellantis fa ricorso in appello, ma anche la Corte dell’Aquila conferma il diritto del dipendente ad essere risarcito. Non soddisfatta, l’azienda decide di arrivare fino in Cassazione.

La Suprema Corte, però, dichiara inammissibile il ricorso. Si chiude così una battaglia giudiziaria durata oltre otto anni. L’operaio esce vincitore da tutti i gradi di giudizio. Stellantis viene condannata anche al pagamento delle spese legali.

USB: «Una sentenza che restituisce dignità»

Esulta il sindacato USB, che ha seguito il caso sin dall’inizio. In una nota, l’organizzazione parla di «una sentenza che restituisce dignità a un lavoratore che ha avuto il coraggio di lottare per i suoi diritti».

USB ricorda anche la vicenda parallela che coinvolse il suo coordinatore regionale Fabio Cocco, denunciato per diffamazione aggravata a mezzo stampa insieme all’operaio. Quel procedimento si è chiuso nel 2020 con l’archiviazione da parte del GIP di Lanciano.

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