martedì, Ottobre 13, 2026

Stellantis, la Mappa della Crisi: Stabilimenti Italiani tra Crollo dei Volumi e Ammortizzatori Sociali

La situazione degli stabilimenti italiani di Stellantis nel 2025 restituisce un quadro fortemente disomogeneo. A certificarlo è il Rapporto annuale del coordinamento FIM CISL, che fotografa un sistema produttivo sotto pressione, segnato da un forte calo dei volumi, da un uso strutturale degli ammortizzatori sociali e da poche eccezioni positive concentrate in un solo sito. È da questa fotografia, stabilimento per stabilimento, che emerge il vero stato di salute dell’automotive italiano.

Mirafiori: l’eccezione che non basta

Lo stabilimento di Mirafiori rappresenta l’unica vera eccezione nel panorama nazionale. Nel 2025 registra un aumento della produzione pari a +16,5% rispetto all’anno precedente. Un dato che rompe la tendenza generale, ma che ha una spiegazione precisa.

La crescita è legata quasi esclusivamente all’avvio e al progressivo consolidamento della 500 ibrida, che ha consentito allo stabilimento torinese di recuperare volumi soprattutto nell’ultimo trimestre dell’anno. Tuttavia, anche a Mirafiori la saturazione degli impianti resta lontana dai livelli storici e l’incremento non è sufficiente a compensare le forti perdite registrate negli altri siti del gruppo.

Questo rende Mirafiori un’anomalia positiva, ma isolata, che non modifica il bilancio complessivo negativo del sistema Stellantis in Italia.

Melfi e Cassino: il cuore produttivo in affanno

Se Mirafiori tiene, la situazione si ribalta guardando a Melfi e Cassino, due stabilimenti centrali nella strategia produttiva del gruppo.

Melfi è il sito che registra il dato più pesante: -47% di produzione complessiva nel 2025. Un crollo che arriva nonostante l’avvio della nuova Jeep Compass, partito però solo nell’ultima parte dell’anno e quindi incapace di incidere in modo significativo sui volumi annuali. Lo stabilimento lucano ha vissuto lunghi periodi di fermo produttivo e un utilizzo esteso della cassa integrazione.

Cassino segna invece un -27,9%, il peggior risultato della sua storia recente. La contrazione è legata al forte rallentamento dei modelli Alfa Romeo e alla debolezza della domanda. Anche qui il 2025 è stato caratterizzato da settimane di stop produttivi e da una crescente incertezza sul futuro assetto industriale del sito.

Entrambi gli stabilimenti incarnano il nodo centrale della crisi: modelli insufficienti, lanci ritardati e una transizione industriale che procede più lentamente del previsto.

Pomigliano e Atessa: volumi in calo e lavoro discontinuo

La difficoltà produttiva non risparmia Pomigliano d’Arco, che nel 2025 registra un calo del 21,9%. La Fiat Panda continua a rappresentare il modello di riferimento, ma i volumi non sono più quelli del passato e non riescono a garantire continuità produttiva per tutto l’anno.

Il risultato è un ricorso frequente agli ammortizzatori sociali, con settimane di fermo che hanno coinvolto una parte significativa della forza lavoro. Pomigliano resta uno stabilimento strategico, ma sempre più esposto alle oscillazioni del mercato.

Anche Atessa, polo dei veicoli commerciali, chiude il 2025 in negativo, con una flessione del 13,5%. Pur restando uno degli impianti più importanti del gruppo in Europa per i van, Atessa ha visto ridursi i volumi e aumentare il ricorso alla cassa integrazione, segnale che nemmeno il comparto dei commerciali è immune dalla crisi.

Modena e il nodo Maserati: alta gamma senza slancio

Il quadro si completa con Modena, sede storica di Maserati. Nel 2025 la produzione cala del 23,1%, confermando le difficoltà del marchio nel segmento dell’alta gamma.

Nonostante i progetti legati alle nuove motorizzazioni e al rilancio del brand, i volumi restano bassi e discontinui. Lo stabilimento vive una fase di transizione lunga e incerta, con un impatto diretto sull’occupazione e sull’organizzazione del lavoro.

Nel complesso, la situazione di Modena rafforza il messaggio che attraversa tutto il rapporto FIM CISL: senza un’accelerazione concreta sui modelli e sui piani industriali, anche i siti più simbolici rischiano di restare sottoutilizzati.

Termoli, il punto più fragile della rete Stellantis

Nel Rapporto 2025 del coordinamento Fim Cisl, lo stabilimento di Termoli emerge come uno dei siti più esposti della galassia italiana di Stellantis. Non si tratta di una crisi improvvisa, ma di una fragilità strutturale, legata al progressivo ridimensionamento della produzione di motori endotermici e all’assenza, nel 2025, di un progetto industriale alternativo già operativo.

Il report segnala volumi in calo e utilizzo ricorrente degli ammortizzatori sociali, con carichi di lavoro discontinui e crescente incertezza tra i lavoratori. Il nodo centrale resta la Gigafactory per le batterie, più volte annunciata ma ancora priva di tempi certi e di un cronoprogramma vincolante. In questa fase, Termoli resta sospesa tra un passato che si sta esaurendo e un futuro che tarda a concretizzarsi.

Per la FIM CISL, senza decisioni rapide su investimenti, riconversione e garanzie occupazionali, il rischio è che lo stabilimento entri in un declino progressivo, diventando uno dei punti più critici dell’intero perimetro produttivo nazionale.

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