Nel mercato del lavoro italiano cresce la domanda di competenze digitali avanzate. Dalla matematica applicata allo sviluppo software, fino alla gestione di sistemi tecnologici complessi, le imprese cercano sempre più lavoratori con capacità tecniche legate all’innovazione e all’introduzione dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi.
A evidenziarlo è un’analisi realizzata da Unioncamere nell’ambito dell’Osservatorio sull’adozione dei sistemi di intelligenza artificiale nel lavoro, basata sui dati dell’indagine Excelsior.
Oltre 1,6 milioni di posti con competenze digitali avanzate
Secondo lo studio, nel 2025 le imprese hanno richiesto competenze digitali con un livello elevato in 1,6 milioni di assunzioni, pari al 28% delle entrate complessive previste, che hanno raggiunto circa 5,8 milioni di inserimenti lavorativi.
In pratica, più di un lavoratore su quattro deve possedere competenze digitali avanzate.
Nel dettaglio, circa 875 mila posizioni (15,1%) richiedono almeno una delle tre competenze digitali individuate dall’indagine Excelsior: utilizzo delle tecnologie internet e degli strumenti di comunicazione multimediale, uso di metodi matematici e informatici, oppure capacità di gestire soluzioni digitali per innovare e automatizzare i processi.
Altre 743 mila posizioni (12,8%) richiedono invece la padronanza di più competenze digitali contemporaneamente, segno di ruoli più complessi dal punto di vista tecnologico e organizzativo.
I profili più difficili da trovare
Nonostante la crescente richiesta, molte imprese segnalano forti difficoltà nel reperire lavoratori con queste competenze.
Tra i profili più difficili da trovare ci sono matematici, statistici e analisti dei dati, con difficoltà di reperimento che raggiungono l’80,2% quando sono richieste competenze di comunicazione digitale e multimediale.
Situazione simile per progettisti e amministratori di sistemi, difficili da reperire nel 78,8% dei casi, e per gli ingegneri dell’informazione, con il 74,3%.
Le difficoltà riguardano anche figure tecniche e operative. Le imprese segnalano infatti problemi nel trovare manutentori e riparatori di apparati elettronici industriali (72%), disegnatori industriali (70,9%) e analisti e progettisti di software (69%).
Il mismatch tra domanda e offerta di competenze
Il divario tra domanda e offerta di competenze emerge con ancora più forza in alcune professioni.
Ad esempio, quando sono richieste competenze digitali integrate, risultano particolarmente difficili da trovare tecnici del risparmio energetico e delle energie rinnovabili (90,1%), tecnici della conduzione di impianti produttivi in continuo (89,7%) e ingegneri elettrotecnici (91,8%).
Secondo Unioncamere, questo fenomeno di mismatch tra imprese e lavoratori rappresenta una delle principali sfide del mercato del lavoro, soprattutto in un contesto in cui l’innovazione tecnologica e l’intelligenza artificiale stanno trasformando rapidamente le competenze richieste dalle aziende.


