Dal 1° marzo 2026 è partita una nuova fase della riforma dell’invalidità civile in 40 province italiane. Non si tratta solo di cambiare qualche regola: la novità più importante è che tutto parte dal certificato medico. Se non è fatto bene, la pratica può rischiare di rallentare o addirittura di non andare a buon fine.
Vediamo in parole semplici cosa cambia e cosa serve fare per evitare problemi.
La novità principale: il certificato medico guida tutta la pratica
Fino a poco tempo fa servivano due passaggi: il medico compilava un certificato e poi bisognava fare la domanda all’INPS. Ora invece il certificato medico introduttivo apre direttamente la pratica.
Questo significa che:
- è il certificato a dare il via a tutto;
- dopo l’invio, l’INPS assegna un numero di protocollo e ufficializza la pratica;
- poi può convocare il cittadino per la visita di valutazione.
In pratica, se il certificato è fatto male, la pratica parte già con un punto debole.
Chi può fare il certificato e cosa deve contenere
Il certificato deve essere compilato da:
- medico di base,
- pediatra di libera scelta,
- medico specialista abilitato alla trasmissione telematica INPS.
Queste deve indicare:
- diagnosi chiara e documentata,
- menomazioni o limitazioni nella vita di tutti i giorni,
- patologie importanti o gravi,
- se è la prima domanda, una revisione o un aggravamento,
- eventuale necessità di visita a casa,
- documenti medici allegati.
Più il certificato descrive come la malattia limita la vita quotidiana, più facile sarà ottenere il riconoscimento.
Come funziona la visita e la valutazione
Dopo l’invio del certificato, l’INPS convoca il cittadino per la visita medico-legale. Con la nuova riforma:
- non si guarda solo alla percentuale di invalidità,
- ma si valuta il quadro completo della persona: autonomia, bisogni sanitari, supporto sociale;
- l’obiettivo è definire un “progetto di vita” personalizzato.
Quindi tutto parte dal certificato medico, che resta il pezzo più importante della pratica.
Dove è già attiva la riforma
Prima del 2026, la sperimentazione era partita in alcune province:
- 2025: Brescia, Trieste, Forlì-Cesena, Firenze, Perugia, Frosinone, Salerno, Catanzaro, Sassari
- Settembre 2025: Alessandria, Genova, Isernia, Lecce, Macerata, Matera, Palermo, Teramo, Vicenza, Trento, Valle d’Aosta
Dal 1° marzo 2026, la nuova procedura si applica a 40 province in più: Chieti, Potenza, Cosenza, Crotone, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caserta, Bologna, Rimini, Piacenza, Ravenna, Pordenone, Udine, Roma, La Spezia, Savona, Bergamo, Como, Milano, Mantova, Pavia, Sondrio, Ancona, Ascoli Piceno, Campobasso, Asti, Cuneo, Torino, Brindisi, Cagliari, Caltanissetta, Catania, Messina, Arezzo, Massa Carrara, Bolzano, Terni, Treviso, Venezia, Verona.
L’obiettivo è arrivare a tutta Italia entro il 2027.
Vantaggi della nuova procedura
La riforma semplifica la vita dei cittadini:
- niente più doppio passaggio domanda + certificato,
- tutto digitale, quindi più veloce,
- criteri di valutazione uniformi,
- possibilità di avere una valutazione multidimensionale, con attenzione a bisogni reali e supporto necessario.
Per chi presenta domanda, significa prestare molta più attenzione al certificato iniziale: è il punto di partenza di tutta la pratica.

