La vicenda riguarda una lavoratrice metalmeccanica assistita dalla FIM-CISL Marche, che ha portato alla luce una situazione irregolare. Durante il rapporto di lavoro, in busta paga risultavano regolarmente le trattenute del TFR destinate alla previdenza complementare.
Di fatto, però, l’azienda non versava quelle somme al fondo scelto dalla lavoratrice.
Questo significa che, mentre le trattenute venivano formalmente indicate, il fondo pensione non riceveva alcun contributo. Una situazione che ha prodotto un doppio effetto negativo: da un lato la mancata accumulazione, dall’altro la perdita dei rendimenti che quelle somme avrebbero generato nel tempo.
L’azione legale con il supporto della FIM-CISL
Con l’assistenza della FIM-CISL, la lavoratrice ha avviato un’azione giudiziaria per ottenere il corretto versamento delle somme e il riconoscimento del danno subito.
Nel corso del procedimento, l’azienda ha provveduto a versare le quote arretrate. Tuttavia, questo non ha eliminato le conseguenze del ritardo.
La decisione del Tribunale: risarcimento per il danno
Il Tribunale di Ancona, sezione Lavoro, ha riconosciuto che il mancato versamento tempestivo ha causato una perdita economica. In particolare, è stato accertato il danno legato ai rendimenti che la lavoratrice avrebbe maturato se il TFR fosse stato versato correttamente.
Per questo motivo, l’azienda è stata condannata al risarcimento del danno, oltre agli interessi e alle spese legali.
Una decisione che ribadisce un principio chiaro: le trattenute in busta paga devono corrispondere a versamenti reali, altrimenti il lavoratore ha diritto a tutelarsi.


