La situazione dello stabilimento Stellantis di Cassino continua a peggiorare e rappresenta oggi una delle emergenze industriali più gravi del Paese. I numeri parlano chiaro: nel 2025 la produzione si è fermata sotto le 20.000 vetture, mentre per il 2026 le stime scendono a circa 13.000 unità.
Il confronto con il passato è impietoso. Nel 2017 si producevano oltre 135.000 auto, mentre oggi l’occupazione è crollata a circa 2.000 lavoratori, contro i più di 4.300 di allora. Anche secondo la Uilm non si tratta di una semplice riorganizzazione, ma di un vero e proprio “crollo”.
Pochi giorni di lavoro e migliaia di lavoratori coinvolti
La crisi si riflette direttamente sull’attività produttiva. Oggi lo stabilimento lavora appena 5-6 giorni al mese, con circa 1.400 lavoratori presenti. Altri 600 sono in contratto di solidarietà, mentre nel 2025, secondo la Uilm, il 62% dei lavoratori è stato coinvolto tra cassa integrazione e riduzioni di orario.
Dall’inizio del 2026 si contano appena 16 giorni lavorati complessivamente, segno di una produzione ormai ai minimi storici. Le ricadute colpiscono anche l’indotto, con licenziamenti già avviati e centinaia di addetti in cassa integrazione.
Secondo i sindacati, il problema non riguarda i lavoratori, che hanno già affrontato sacrifici e cambiamenti, ma le scelte industriali, giudicate insufficienti e tardive.
Sindacati uniti: Cassino al centro del Piano Filosa
Di fronte a questo scenario, Fim Cisl e Uilm chiedono con forza un cambio di rotta. La manifestazione del 20 marzo per le vie del centro ciociaro ha lanciato un messaggio chiaro: il territorio non accetta il rischio di desertificazione industriale.
Nel nuovo Piano Filosa, atteso entro il 21 maggio, i sindacati chiedono di mettere Cassino al centro delle strategie. Servono nuovi modelli, investimenti concreti e tempi certi, evitando rinvii fino al 2028, ritenuti incompatibili con la sopravvivenza dello stabilimento.
Viene inoltre sollecitata una strategia industriale più ampia, che includa anche l’ibrido e non solo l’elettrico, insieme a un intervento diretto di Governo ed Europa per sostenere il settore.
Senza risposte rapide, avvertono i sindacati, il rischio è una crisi irreversibile per Cassino e per tutto l’automotive italiano.

