Chi ha trascorso uno o più periodi in cassa integrazione può stare tranquillo: le settimane di sospensione o riduzione dell’attività lavorativa non vengono perse ai fini pensionistici. La copertura è garantita attraverso i contributi figurativi, accreditati direttamente dall’INPS senza che il lavoratore debba versare denaro o presentare una domanda specifica.
La regola vale anche quando la cassa integrazione è stata pagata direttamente dall’Istituto, anziché anticipata dal datore di lavoro in busta paga.
La cassa integrazione conta per la pensione
I periodi nei quali il lavoratore beneficia della Cassa integrazione guadagni sono utili sia per raggiungere il diritto alla pensione sia per determinarne l’importo. Possono quindi essere conteggiati insieme ai contributi derivanti dall’attività lavorativa per accedere alla pensione di vecchiaia e alla pensione anticipata ordinaria.
A stabilirlo è l’articolo 6 del decreto legislativo 148/2015. La norma prevede che i periodi di sospensione o riduzione dell’orario per i quali viene riconosciuta l’integrazione salariale siano utili ai fini della pensione anticipata o di vecchiaia e per il relativo calcolo. Il principio è stato illustrato anche dall’INPS nella circolare n. 197 del 2 dicembre 2015.
La tutela riguarda sia la cassa integrazione a zero ore, durante la quale l’attività è completamente sospesa, sia quella con orario ridotto. Nel secondo caso, sull’estratto conto saranno presenti i contributi ordinari relativi alle ore lavorate e quelli figurativi per le ore coperte dall’ammortizzatore sociale.
L’accredito avviene senza domanda
Il lavoratore non deve presentare una richiesta per ottenere il riconoscimento previdenziale. L’accredito viene effettuato d’ufficio dall’INPS sulla base delle informazioni trasmesse dall’azienda e dei dati utilizzati per autorizzare e pagare la prestazione.
Non cambia nulla se l’integrazione salariale è stata anticipata dal datore di lavoro e successivamente recuperata oppure pagata direttamente dall’INPS. La modalità di pagamento non modifica il diritto alla contribuzione figurativa.
Cosa fare se il periodo non compare
È comunque consigliabile controllare il proprio estratto conto contributivo, soprattutto quando la cassa integrazione risale a diversi anni fa. Il documento può essere consultato entrando nel sito INPS con SPID, CIE o CNS.
Se il periodo risulta mancante o incompleto, non bisogna presentare una normale domanda di accredito figurativo. Occorre invece inviare una segnalazione contributiva all’INPS, allegando la documentazione disponibile, come buste paga, comunicazioni aziendali o provvedimenti relativi alla cassa integrazione. In alternativa è possibile rivolgersi a un patronato, soprattutto quando il lavoratore si sta avvicinando alla pensione.


