La produzione metalmeccanica italiana torna a mostrare segnali positivi, ma dietro i numeri dell’attività industriale rimane una situazione occupazionale complessa. A evidenziarlo è la 179ª Indagine congiunturale di Federmeccanica, relativa al secondo trimestre del 2026.
Tra aprile e giugno i volumi della produzione metalmeccanica sono aumentati dello 0,5% rispetto ai primi tre mesi dell’anno e del 2,2% rispetto allo stesso periodo del 2025. Una performance migliore rispetto a quella dell’industria italiana nel suo complesso, che nello stesso trimestre registra rispettivamente +0,4% e +0,5%.
Automotive e mezzi di trasporto spingono la produzione
Il risultato, tuttavia, non è uniforme. A sostenere maggiormente il settore sono le fabbricazioni di autoveicoli e rimorchi, che registrano un incremento del 3,2% rispetto al trimestre precedente e addirittura del 13,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Positivo anche l’andamento degli altri mezzi di trasporto: +2,1% su base congiunturale e +4,9% su base annua. Procedono invece nella direzione opposta le apparecchiature elettriche, la cui produzione diminuisce dell’1,7% rispetto al primo trimestre e dello 0,9% rispetto a un anno prima.
Buoni segnali arrivano anche dal commercio con l’estero. Nel primo semestre 2026 le esportazioni metalmeccaniche sono cresciute dell’8,3%, con un +9,9% verso i mercati extra UE e +6,9% verso l’Unione Europea.
Cassa integrazione, 73,1 milioni di ore di CIGS
Il quadro cambia osservando gli ammortizzatori sociali. Complessivamente, tra gennaio e giugno 2026, le ore di Cassa integrazione autorizzate per i lavoratori delle aziende metalmeccaniche sono diminuite del 22,1% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Dietro questa riduzione, però, emerge un dato significativo: le richieste di Cassa integrazione straordinaria hanno superato quelle di CIGO.
La CIGS ha raggiunto infatti 73,1 milioni di ore, contro 50,7 milioni di Cassa integrazione ordinaria.
Ancora più indicativo è il motivo del ricorso alla CIGS. Le ore autorizzate per riorganizzazioni e crisi aziendali sono aumentate del 62,6%, mentre quelle destinate ai contratti di solidarietà sono diminuite del 33,7%.
Un’impresa su quattro alle prese con crisi o ristrutturazioni
Le prospettive per i prossimi mesi confermano le difficoltà. Soltanto il 20% delle imprese intervistate prevede un incremento della produzione, contro il 27% che si aspetta una contrazione. Nella precedente rilevazione queste percentuali erano rispettivamente del 24% e del 21%.
Sul fronte occupazionale, oltre il 70% delle aziende non prevede variazioni della forza lavoro. Il 13% ipotizza nuove assunzioni o comunque un aumento degli organici, mentre il 14% prevede un ridimensionamento.
Particolarmente rilevante è infine il dato sulle crisi: il 23% delle imprese metalmeccaniche intervistate ha attivato procedure di crisi o ristrutturazione aziendale. Il 12% utilizza già gli ammortizzatori sociali, il 3% pensa di attivarli nei prossimi tre mesi e un ulteriore 8% sta valutando questa possibilità.
La fotografia è quindi quella di un settore che, pur producendo più di un anno fa, continua a convivere con riorganizzazioni, difficoltà aziendali e un ricorso ancora molto consistente alla Cassa integrazione straordinaria.


