L’Italia recupera terreno nella classifica mondiale dei sistemi pensionistici, ma resta ancora distante dai Paesi considerati più preparati ad affrontare l’invecchiamento della popolazione. Nel Global Retirement Index 2026 di Natixis Investment Managers, il nostro Paese guadagna tre posizioni e raggiunge il 26° posto su 44 Stati analizzati.
Il punteggio complessivo dell’Italia sale al 66%, due punti percentuali in più rispetto al 2025. Un miglioramento significativo, che tuttavia non elimina alcune delle debolezze strutturali del sistema italiano.
Norvegia e Irlanda guidano la classifica
L’indice prende in considerazione 18 indicatori, suddivisi in quattro grandi aree: finanze, benessere materiale, salute e qualità della vita.
In testa alla graduatoria si conferma la Norvegia, con un punteggio dell’83%, seguita dall’Irlanda con l’81%. La novità principale riguarda l’Olanda, che raggiunge il 79% e passa dalla sesta alla terza posizione.
Seguono Svizzera, Danimarca, Australia, Germania, Lussemburgo, Islanda e Repubblica Ceca.
Tra i grandi Paesi sviluppati, la Germania raggiunge il 75% e sale al settimo posto complessivo. Più indietro il Regno Unito, che con il 72% occupa la quindicesima posizione.
Perché l’Italia sale al 26° posto
A favorire il miglioramento dell’Italia sono diversi elementi. Natixis segnala innanzitutto il controllo dell’inflazione, insieme ai progressi registrati sul fronte della salute e della qualità della vita. Positivo anche il livello di benessere materiale.
Restano però problemi particolarmente pesanti. Sul sistema previdenziale italiano incidono infatti l’elevata pressione fiscale, il debito pubblico e il peso crescente della popolazione anziana rispetto al totale degli abitanti.
Sono fattori destinati ad assumere ancora maggiore importanza con il progressivo invecchiamento demografico e la conseguente pressione sulla spesa pensionistica.
Il 77% degli italiani teme per le pensioni pubbliche
Le difficoltà dei conti pubblici influenzano anche le aspettative dei cittadini. Secondo il Natixis Global Survey of Individual Investors, il 77% degli italiani teme che l’elevato debito dello Stato possa ridurre il valore delle pensioni pubbliche.
Una percentuale superiore alla media mondiale, che si ferma al 72%.
Il tema diventa quindi quello della sostenibilità futura della previdenza. Secondo Natixis, accanto alle riforme dei sistemi pensionistici assume sempre maggiore importanza anche il risparmio previdenziale individuale.
Il confronto internazionale mostra infatti quanto sia diventato difficile garantire pensioni adeguate in un contesto caratterizzato contemporaneamente da invecchiamento della popolazione, debito pubblico elevato e inflazione. L’Italia migliora, ma il 26° posto evidenzia quanto rimanga ancora ampio il divario rispetto ai sistemi previdenziali che oggi risultano maggiormente attrezzati.


