Il cellulare può diventare un problema sul posto di lavoro, soprattutto in fabbrica, dove una distrazione di pochi secondi può incidere sulla sicurezza. Per questo un’azienda può stabilire regole molto rigide sull’utilizzo dello smartphone durante il turno, sia per evitare cali di produttività sia, soprattutto, per prevenire incidenti.
Ma una cosa è vietare l’uso del telefono mentre si lavora, un’altra è sequestrarlo materialmente al dipendente. Ed è proprio qui che entrano in gioco i limiti del potere organizzativo e disciplinare del datore di lavoro.
In fabbrica il cellulare può essere vietato per produttività e sicurezza
In un ambiente industriale l’utilizzo dello smartphone personale può interferire con lo svolgimento delle mansioni. Un operaio che controlla messaggi, social o notifiche mentre sta utilizzando un macchinario, movimentando materiali o lavorando vicino a impianti può infatti essere meno concentrato sull’attività che sta svolgendo.
Il problema non riguarda quindi soltanto la produttività. La sicurezza sul lavoro è un elemento centrale: il datore deve adottare le misure necessarie per tutelare l’integrità fisica dei lavoratori, secondo l’obbligo generale previsto dall’articolo 2087 del Codice civile (Tutela delle condizioni di lavoro) e nell’ambito della disciplina del decreto legislativo 81/2008.
Da questo punto di vista, un’azienda può prevedere che il telefono venga spento o non utilizzato durante determinate lavorazioni, soprattutto quando esistono rischi legati alla distrazione.
Il divieto può quindi essere particolarmente comprensibile in determinati reparti produttivi, mentre può essere organizzato diversamente durante le pause o nelle aree aziendali nelle quali non ci sono particolari rischi.
Vietare il cellulare non significa automaticamente poterlo sequestrare
Il punto più delicato è capire cosa possa fare concretamente il datore. Il potere direttivo consente all’azienda di organizzare il lavoro e impartire disposizioni ai dipendenti, anche stabilendo regole sull’utilizzo degli strumenti personali quando queste sono giustificate dall’organizzazione del lavoro o dalla sicurezza.
Ma da ciò non deriva automaticamente un potere generale di prendere il telefono personale del lavoratore e trattenerlo. Un conto, infatti, è vietare o limitare l’utilizzo dello smartphone durante il turno; un altro è imporre al dipendente di consegnare materialmente il proprio dispositivo e conservarlo per tutta la giornata.
Per una misura di questo tipo devono essere valutati la finalità, le modalità concrete e le regole aziendali applicabili. Il provvedimento non dovrebbe trasformarsi in un controllo indiscriminato sulla vita privata del lavoratore.
Cosa dice lo Statuto dei lavoratori sui controlli
Un altro limite importante arriva dall’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori (legge 300/1970), che disciplina gli strumenti dai quali possa derivare anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei dipendenti.
La norma non vieta all’azienda di organizzare il lavoro o di adottare strumenti necessari per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro o per la tutela del patrimonio aziendale. Prevede però specifiche garanzie quando dagli strumenti utilizzati può derivare un controllo sull’attività dei lavoratori. Questo è particolarmente importante quando il cellulare entra in una disciplina aziendale più ampia che comprende, per esempio, sistemi di monitoraggio, registrazione o controllo.
Il semplice divieto di utilizzare il telefono personale durante una determinata lavorazione è però una questione diversa dal controllare il contenuto del telefono. L’azienda non può utilizzare un divieto sullo smartphone come pretesto per accedere liberamente a messaggi, fotografie, chat o altri dati personali. Anche la normativa sulla privacy pone infatti limiti precisi al controllo dei lavoratori e alla raccolta dei loro dati.
Quindi il capo può prendere il telefono dell’operaio?
La risposta non è un semplice sì o no. Il datore può imporre limitazioni all’uso del cellulare durante l’orario di lavoro, quando sono giustificate dall’organizzazione, dalla produttività o dalla sicurezza. In determinati contesti industriali il divieto può essere particolarmente stringente proprio per ridurre il rischio di distrazioni e incidenti.
Anzi, se il regolamento aziendale, le disposizioni impartite dal datore o le procedure di sicurezza vietano l’utilizzo del cellulare durante il turno, eventuali violazioni da parte del dipendente possono avere conseguenze disciplinari. A patto, chiaramente, che il divieto gli sia stato comunicato.
Diverso è il sequestro del dispositivo personale: non esiste una regola generale che autorizzi il datore a prendere il telefono del dipendente semplicemente perché è iniziato il turno.
Per valutare la legittimità di una misura concreta bisogna quindi guardare alle disposizioni aziendali, al contratto applicato, alle caratteristiche della mansione e soprattutto alle modalità con cui il telefono viene ritirato e custodito.
In ogni caso, il datore non acquisisce il diritto di controllare liberamente il contenuto dello smartphone personale. Un divieto di utilizzo per ragioni di sicurezza è una cosa. Accedere alla sfera privata del lavoratore è un’altra.


