Durante il congresso della Lega a Firenze, dove Matteo Salvini è stato riconfermato segretario per altri 4 anni, è stata rilanciata una proposta economica firmata da Claudio Durigon: un aumento fisso del 2% all’anno per stipendi e pensioni, legato all’inflazione.
La proposta punta a introdurre un meccanismo automatico di rivalutazione, indipendente dai rinnovi contrattuali. Un modo per difendere il potere d’acquisto, colpito dal carovita e dall’aumento generalizzato dei prezzi. La base di calcolo sarebbe l’indice ISTAT sui prezzi al consumo.
Nel pacchetto è previsto anche un trattamento accessorio territoriale, pensato per bilanciare il costo della vita tra le varie aree del Paese. Una misura che ricorda le vecchie “gabbie salariali”, già al centro di polemiche in passato.

Nessuna reazione politica dopo il congresso
Ma all’indomani dell’evento leghista, il silenzio è stato pressocché totale. La proposta non ha avuto alcuna eco nel dibattito politico, né tra le opposizioni, né soprattutto tra i partiti di governo. Nessun segnale da Fratelli d’Italia (primo partito), nessuna apertura da parte di Palazzo Chigi.
Un’assenza di confronto che conferma la freddezza del Governo Meloni su tutto ciò che riguarda il lavoro e in particolare il lavoro povero. Dopo tre anni di governo, non si registrano interventi incisivi per i lavoratori dipendenti.
Il bonus fiscale ha penalizzato i redditi bassi
L’unica misura adottata che ha un impatto diretto in ambito salariale è stata la trasformazione dell’esonero contributivo in bonus fiscale. Un cambio che ha danneggiato soprattutto chi guadagna meno di 35.000 euro l’anno, riducendo l’effettivo vantaggio in busta paga.
Molti lavoratori hanno perso oltre 100 euro netti all’anno rispetto al precedente sistema. Nessuna risposta alla pressione fiscale, che resta tra le più alte d’Europa sul lavoro dipendente.
Reddito di cittadinanza cambiato solo nel nome
Sul fronte della povertà, il Reddito di Cittadinanza è stato semplicemente ridenominato come Assegno di Inclusione, con l’aggiunta di qualche complicazione burocratica in più, ma la struttura è rimasta la stessa: aiuti condizionati, limiti rigidi e meccanismi ereditati quasi integralmente dal progetto originale del Movimento 5 Stelle.
Nessun segnale dalle parti sociali
Anche le parti sociali per ora tacciono. Confindustria, che nei CCNL di metalmeccanici e legno-arredo applica già l’IPCA NEI, non ha espresso alcuna valutazione pubblica. La proposta del +2% fisso non ha aperto alcun confronto, né nei tavoli sindacali né tra le forze di maggioranza.