La gestione dell’orario di lavoro è un tema critico sia per le imprese che per i lavoratori. Le aziende puntano alla produttività, i dipendenti alla tutela del proprio tempo e stipendio. Ma è davvero possibile modificare l’organizzazione dell’orario senza l’accordo dei lavoratori?
Secondo la normativa italiana, il datore di lavoro ha ampi poteri organizzativi. Può stabilire in autonomia la distribuzione delle ore e cambiare i turni, purché non alteri il monte ore settimanale previsto dal contratto. Il principio si basa sul potere direttivo e organizzativo riconosciuto dal Codice civile al datore di lavoro, creditore della prestazione.
Quando servono motivazioni valide
Il cambiamento deve però rispondere a reali esigenze produttive. In mancanza di giustificazioni oggettive, i lavoratori possono contestare le modifiche. Inoltre, spesso i contratti collettivi richiedono un preavviso e il confronto con le rappresentanze sindacali, specialmente se il cambiamento coinvolge più addetti.
Tuttavia, anche in assenza di accordo sindacale, l’azienda può applicare le variazioni necessarie, rispettando sempre correttezza e buona fede. È ciò che ha chiarito la Cassazione con l’ordinanza n. 31349/2021.
Clausole contrattuali e flessibilità
Molti contratti individuali prevedono clausole di flessibilità oraria (come ad esempio i contratti part-time). In presenza di tali previsioni, il lavoratore è tenuto ad accettare le variazioni di orario, nei limiti pattuiti. L’importante è che non si superi l’orario massimo previsto né si ledano diritti fondamentali.
Aumento delle ore lavorative: serve il sì del lavoratore
Diverso è il caso dell’aumento delle ore. L’impresa non può estendere l’orario settimanale senza il consenso esplicito del dipendente. Serve un accordo scritto, sia per il passaggio da part-time a full-time che per straordinari.
In alcuni casi, esistono clausole elastiche che prevedono lavoro supplementare, da retribuire con una maggiorazione minima del 15%. La maggiorazione può non essere dovuta se il contratto prevede la flessibilità calcolata su base semestrale.
Ridurre le ore: solo con accordo
Anche tagliare l’orario richiede un’intesa. Senza accordo, il lavoratore può chiedere il pagamento delle ore non effettuate. L’azienda può ricorrere al licenziamento per giustificato motivo oggettivo solo in caso di crisi economica documentata.
Spesso i contratti collettivi consentono riduzioni temporanee per esigenze aziendali (pensiamo al caso della Flessibilità o della Banca ore). In ogni caso, servono motivazioni concrete e comunicazione anticipata, nel rispetto del preavviso previsto dal Ccnl.