In un articolo pubblicato su Starmag, l’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi interviene sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Secondo Sacconi, il contratto “regola il settore industriale più esteso e a maggiore intensità di lavoro”, ma è arrivato il momento di cambiare rotta.

Per l’ex ministro durante i Governi Berlusconi, bisogna superare il modello egualitario degli aumenti minimi per tutti. I salari, sostiene, dovrebbero crescere solo dove si è prodotta ricchezza. Un cambiamento che spingerebbe la contrattazione aziendale e territoriale, premiando davvero chi lavora in imprese che funzionano.
“Il governo ha favorito la ripresa del negoziato”
Sacconi attribuisce al governo Meloni un ruolo centrale nell’attuale fase. Secondo lui, “la ripresa del negoziato, favorita dal governo, dovrebbe in primo luogo sciogliere questo nodo”. Parla come se il tavolo negoziale fosse partito, ma non è ancora così: si è tenuta solo una riunione preliminare presso il Ministero del Lavoro il 21 giugno, all’indomani dell’ultimo sciopero nazionale. Fim, Fiom e Uilm sono ancora in attesa di una convocazione da parte di Federmeccanica e Assistal che non arriverà prima dell’11 luglio (per i dettagli clicca qui).
Per il sindacato e molti lavoratori, il merito non è del governo. Le trattative sono ferme da mesi. La ripresa del confronto è stata forzata da scioperi e mobilitazioni. In tutto, sono state oltre 40 ore di sciopero in quasi tutti gli stabilimenti industriali italiani. I sindacati ricordano che “il costo della vertenza l’hanno pagato i lavoratori nelle buste paga” e ora si attendono un ‘ristoro’ con il rinnovo del ccnl.
Sacconi: “Aumenti automatici solo dove crescono i margini”
L’ex ministro si dice favorevole all’idea, lanciata da Federmeccanica, di introdurre aumenti automatici del salario nelle imprese in cui sale il margine operativo lordo.
“Potrebbe essere un precedente decisivo per il cambiamento della contrattazione collettiva”, scrive Sacconi. A suo avviso, “i salari mediani finalmente crescerebbero con i risultati aziendali”, uscendo dal livellamento verso il basso tipico dei rinnovi contrattuali nazionali.
Infine, propone una semplificazione delle norme sui premi di produttività, oggi tassati al 5% solo se si dimostra l’aumento rispetto all’anno precedente. Per Sacconi, “sarebbe invece un errore detassare i piccoli aumenti nazionali”, che definisce un retaggio centralista da superare. Una posizione esattamente opposta a quella dei sindacati, che invece propongono al Governo di ‘fare la sua parte’ riducendo il prelievo fiscale e lasciando più soldi in tasca ai dipendenti.