Il valore dei buoni pasto non tiene il passo con il costo reale di un pranzo fuori casa. E a pagarne le conseguenze sono anche i lavoratori metalmeccanici, spesso costretti a integrare con soldi propri un benefit che sulla carta dovrebbe coprire il pasto durante il turno di lavoro.
Le aziende, insieme alle associazioni di categoria, chiedono ora al Governo un intervento deciso: alzare il tetto di esenzione fiscale fino a 10 euro, per ridare valore a questo strumento di welfare.
Buoni pasto inadeguati
Chi lavora nei reparti produttivi lo sa bene: la pausa pranzo è breve, ma sempre più costosa. Nei settori come il metalmeccanico, dove l’orario continuato è spesso la norma, il buono pasto è un aiuto fondamentale. Ma con l’inflazione e l’aumento dei prezzi nei bar e nelle mense, gli attuali 8 euro esentasse per i ticket elettronici (e 4 euro per quelli cartacei) non sono più sufficienti.
Molti lavoratori si trovano a dover aggiungere almeno dai 2 ai 4 euro ogni giorno per mangiare un pasto completo. In un mese, fanno anche 40-80 euro di spesa extra, che pesano soprattutto per chi ha stipendi base o quando ci sono anche altre spese da sostenere.
Le richieste delle imprese: esenzione fiscale fino a 10 euro
La proposta presentata da aziende e associazioni è chiara: portare l’esenzione fiscale a 10 euro per i buoni elettronici. Questo non solo aiuterebbe le imprese a non pagare tasse aggiuntive sui benefit ai dipendenti, ma permetterebbe anche di garantire buoni pasto più alti, adeguati al costo reale della vita.
Un aumento della soglia esentasse darebbe vantaggi a:
- lavoratori, che potrebbero finalmente coprire il costo del pranzo senza integrazioni;
- aziende, che possono continuare a offrire welfare senza carichi fiscali e contributivi aggiuntivi;
- esercizi commerciali, che vedrebbero aumentare il potere d’acquisto dei clienti con buoni pasto.
Buoni pasto e lavoro notturno: un diritto ancora poco conosciuto
Un aspetto importante, spesso ignorato, riguarda i lavoratori notturni o su turni atipici, molto diffusi nelle fabbriche metalmeccaniche. Anche chi lavora di notte ha diritto al buono pasto, se il turno è di almeno 6 ore e il contratto aziendale lo prevede.
Secondo diverse sentenze e circolari, infatti, il diritto al ticket non è legato all’orario (giorno o notte) ma alla prestazione lavorativa e alla presenza della pausa per il pasto. Le RSU e i delegati sindacali dovrebbero quindi verificare che nessun lavoratore venga escluso, specie nei reparti con turni 24 ore su 24.