venerdì, Agosto 29, 2025

IVECO passa a Tata: rassicurazioni deboli sui Posti di Lavoro

La cessione di Iveco Group a Tata Motors, annunciata come un’operazione strategica da 3,8 miliardi di euro, accende un faro d’allarme tra i lavoratori degli stabilimenti italiani. Nonostante le dichiarazioni ufficiali enfatizzino l’importanza industriale dell’accordo, sul fronte occupazionale le rassicurazioni appaiono deboli e per ora più di facciata, o – per così dire – “di rito” che sostanziali.

Rassicurazioni generiche e promesse da verificare

Le fonti governative parlano di un’intesa che non comporterà “alcuna riduzione della forza lavoro di Iveco Group come conseguenza diretta dell’unione”. Si precisa inoltre che “le strutture produttive rimarranno in Italia, mantenendo occupazione diretta, indotto e filiere di approvvigionamento”. Addirittura, si sottolinea come l’intesa sia uno dei primi frutti del recente piano congiunto Italia-India per rafforzare la cooperazione industriale.

Tuttavia, al di là delle formule rassicuranti, manca un piano industriale pubblico che dettagli investimenti, volumi produttivi e prospettive per i siti italiani. La promessa che “non sono previste delocalizzazioni” rischia di rimanere sulla carta se non accompagnata da impegni vincolanti, monitorabili nel tempo. In tal seno saranno illuminanti le dichiarazioni del ministro delle imprese e del made in Italy Umberto Urso nel rispondere all’interrogazione parlamentare.

I siti italiani e le preoccupazioni reali

A essere in allerta sono i lavoratori dei principali stabilimenti italiani: Torino (dove operano Iveco e FPT Industrial), Suzzara (dove si produce il Daily) e Brescia (sede del medio-pesante Eurocargo). Qui la preoccupazione è palpabile: il timore è che, una volta concluso il passaggio, possano partire riorganizzazioni, trasferimenti produttivi o tagli nell’indotto.

Crescita o razionalizzazione?

Tata e Iveco parlano di “integrazione senza sovrapposizioni operative” e di “espansione internazionale solida”. Ma l’esperienza insegna che fusioni e acquisizioni portano spesso a razionalizzazioni. Senza una piena trasparenza sui piani per il personale e un coinvolgimento attivo delle rappresentanze sindacali, le parole rischiano di essere un esercizio di ottimismo interessato.

Finché non arriveranno impegni concreti nero su bianco, la preoccupazione dei lavoratori italiani resterà più che legittima.

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