In arrivo una svolta attesa da anni per l’artigianato italiano. La riforma della legge quadro, ferma dal 1985, è finalmente al centro del dibattito parlamentare. Le associazioni di categoria chiedono al governo di modernizzare le regole per un settore che conta oltre 1,3 milioni di imprese e 2,5 milioni di lavoratori, ma che oggi fatica a crescere e ad assumere nuovi giovani.
Le proposte in Parlamento: più libertà per le imprese artigiane
Il senatore di Fratelli d’Italia Giorgio Salvitti ha depositato una serie di emendamenti al disegno di legge annuale per le piccole e medie imprese. Tra le novità principali:
- vendita diretta di prodotti artigianali (soprattutto alimentari) senza licenza commerciale;
- eliminazione del tetto attuale agli organici;
- possibilità di ammettere soci non operativi manualmente;
- misure per favorire l’accesso al credito e la creazione di reti di impresa;
- incentivi per riqualificare i centri urbani e avviare piccoli distretti commerciali locali.
La Lega, intanto, propone un fondo da 300 milioni l’anno destinato ai Comuni con meno di 5.000 abitanti, per rafforzare il tessuto produttivo artigiano nelle aree interne.
Metalmeccanici artigiani: addio al limite dei 18 dipendenti
L’emendamento più atteso riguarda direttamente il settore metalmeccanico e installazione impianti.
Attualmente, per essere considerata artigiana, un’impresa metalmeccanica non può superare:
- 18 dipendenti ordinari;
- +4 apprendisti come soglia aggiuntiva.
Secondo quanto anticipato da TgCom24.it, la riforma in discussione prevede che questo limite venga alzato fino a 50 dipendenti complessivi. Una modifica che permetterebbe a molte imprese in crescita di non perdere i benefici legati alla qualifica artigiana, pur superando gli attuali vincoli dimensionali.
Il valore del Made in Italy al centro della riforma
Secondo Marco Granelli, presidente di Confartigianato, l’obiettivo non è creare contrasti con altri modelli produttivi, ma dare più strumenti agli artigiani per competere: «Vogliamo facilitare le sfide di oggi, mettendo sempre al centro il valore del Made in Italy».
Una modernizzazione attesa soprattutto nei comparti ad alta specializzazione come la metalmeccanica, dove le aziende artigiane rappresentano un’eccellenza, ma restano spesso penalizzate da limiti normativi superati.