Dagli incidenti alle malattie che si manifestano dopo anni di esposizione a sostanze nocive: il tema della sicurezza sul lavoro torna al centro delle politiche europee.
La Commissione UE ha proposto nuove regole più severe per limitare i rischi legati all’uso di agenti chimici nelle industrie. L’obiettivo è prevenire oltre 20.000 casi di gravi malattie professionali nei prossimi 40 anni, tra cui più di 1.700 tumori ai polmoni.
Una novità importante che riguarda da vicino i lavoratori metalmeccanici, spesso esposti quotidianamente a fumi, polveri e composti potenzialmente dannosi.
Quali sostanze saranno regolamentate
Le nuove proposte della Commissione europea puntano a stabilire limiti di esposizione più rigidi per alcune delle sostanze più pericolose usate nei processi industriali e manifatturieri. Tra queste ci sono:
- Cobalto e composti inorganici di cobalto, usati in batterie, magneti e metalli duri:
- limite proposto: 0,01 mg/m³ (inalazione)
- per le particelle più fini: 0,0025 mg/m³
- transizione di 6 anni per l’adattamento.
- IPA (idrocarburi policiclici aromatici), presenti nei fumi di saldatura e nella produzione di acciaio, ferro e alluminio:
- limite proposto: 0,00007 mg/m³
- 1,4-diossano, un solvente usato nella produzione chimica e tessile e nei detergenti domestici:
- limite: 7,3 mg/m³, con un massimo a breve termine di 73 mg/m³.
Inoltre, i fumi di saldatura sono sotto particolare osservazione perché possono contenere cromo, nichel e cadmio, classificati come cancerogeni.
Secondo i calcoli dell’Unione Europea, queste misure potrebbero far risparmiare fino a 1,16 miliardi di euro in costi sanitari. Oltre che migliorare concretamente la qualità della vita dei lavoratori e delle loro famiglie.
Cosa cambia per chi lavora nel settore metalmeccanico
Per i metalmeccanici, queste misure toccano da vicino attività quotidiane come:
- saldatura e lavorazione dei metalli;
- manutenzione di impianti industriali;
- produzione di componenti elettrici o veicoli.
Il rischio di malattie professionali gravi legate a queste sostanze è concreto. La regolamentazione europea punta proprio a ridurre drasticamente i livelli di esposizione, migliorando la sicurezza nei luoghi di lavoro.
Rispetto ai primi cinque mesi del 2024, infatti, nei primi cinque mesi del 2025 c’è stato un aumento del 9% delle denunce di malattie di origine professionale, arrivando a oltre 42.000 casi. A crescere maggiormente sono le patologie del sistema osteo-muscolare, del sistema nervoso, dell’orecchio, i tumori e le malattie respiratorie.
Le preoccupazioni dei lavoratori
Chi lavora nel comparto metalmeccanico da anni denuncia l’esposizione continua a sostanze chimiche e fumi industriali. Anche se l’uso di dispositivi di protezione è ormai prassi, le protezioni spesso non bastano, soprattutto in contesti produttivi intensivi o con impianti datati.
Molti operai raccontano di sintomi respiratori, problemi alla pelle o fastidi persistenti che compaiono dopo anni di lavoro, troppo spesso ignorati fino al momento della diagnosi.
L’iniziativa europea è accolta con cauto ottimismo, ma resta la richiesta di:
- controlli più frequenti da parte delle aziende;
- investimenti in impianti a minor impatto chimico;
- maggiore tutela in caso di malattia riconosciuta come professionale.