martedì, Dicembre 9, 2025

Industria, 31 mesi su 34 in calo: Istat certifica -2,4% ad agosto. «Una barca alla deriva»

Istat ha registrato ad agosto un nuovo scivolone della produzione industriale. È il 31esimo calo in 34 mesi del governo Meloni. I numeri indicano una frenata che va oltre la stagionalità. Il quotidiano il manifesto in edicola l’11 ottobre, in un articolo a firma di Roberto Ceccarelli, legge questi dati come il segno di una crisi strutturale. E denuncia il vuoto di strategia industriale mentre crescono solo occupazione a bassa qualità e salari bassi.

I numeri Istat: agosto -2,4% sul mese, -2,7% sull’anno

Ad agosto la produzione industriale è scesa del 2,4% rispetto a luglio. A luglio era salita dello 0,4%.

Su base annua il calo è -2,7%. Le variazioni mensili vanno lette con prudenza. Ma il giornale sottolinea che il crollo estivo non dipende solo dalle ferie. È il 31° calo su 34 mesi di esecutivo, segnale di debolezza persistente.

Il quadro macro resta fiacco: crescita italiana +0,5% di Pil, come riportato nel Documento programmatico di finanza pubblica. Il Documento programmatico di Bilancio dovrà essere inviato a Bruxelles entro il 15 ottobre 2025. Secondo l’analisi, il calo produttivo indica «mancanza di un motore interno della crescita».

L’editoriale: «favole del melonismo» e una rotta che non c’è

Secondo Ceccarelli, quando i dati Istat sono negativi «il governo e la sua maggioranza non hanno commentato». Quando arriveranno i numeri sull’occupazione, l’esecutivo «tornerà a raccontare le favole del melonismo».

Il punto, scrive il manifesto, è un’economia «in piena deindustrializzazione» con l’eccezione di farmaceutica, trasporti e difesa. L’occupazione che cresce è quella povera e mal pagata. L’immagine è dura: una «barca lasciata alla deriva senza guida».

La ripresa, se arriverà, dipende da fattori esterni. Si cita l’aumento della spesa militare tedesca che alza il Pil tedesco all’1,3%, più del doppio di quello italiano. Ma l’effetto sul nostro apparato potrebbe essere limitato. In più, pesano le incertezze sui dazi di Trump.

Settori in sofferenza, domanda interna debole, Pnrr in esaurimento

La difficoltà è strutturale. In crisi minerario, plastica, legno, tessile, chimica. È il manifatturiero a soffrire di più.

Il giornale ricorda che le richieste di politiche industriali da sindacati e Confindustria restano lettera morta. Le risorse sono scarse e in diminuzione. E quelle legate al Pnrr che hanno sostenuto la crescita degli ultimi anni terminano a giugno.

Anche Confcommercio segnala difficoltà nei consumi per il calo del potere d’acquisto. Dalla manovra si attende un segnale sul taglio Irpef fino a 50 mila euro di reddito. Ma l’entità non appare sufficiente a rilanciare la domanda interna.

Le voci sociali e politiche: «la più grande crisi del dopoguerra»

Per Pino Gesmundo (Cgil) «questa è la crisi più grande del dopoguerra». Dopo tre anni, dice, nessuna risposta sulla crisi del tessile (quasi -2% in un anno). Male anche legno, carta e stampa (-2,5%) e chimica (-2,2%).

Dalle opposizioni arrivano stoccate. Antonio Misiani (Pd): con l’ultima legge di bilancio «tagliati drasticamente i fondi» per le politiche industriali, «a partire dal fondo automotive». E la fine degli incentivi 4.0 e 5.0 apre «una fase molto preoccupante».

Tino Magni (Avs): «La crescita non si fa spremendo chi lavora, ma alzando i salari». Il Documento di finanza pubblica conferma una manovra «a impatto nullo sulla crescita». Dal M5S, nelle Commissioni Bilancio e Finanze, un giudizio altrettanto severo sulla manovra.

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