Chi assiste un familiare con disabilità può rifiutarsi di svolgere i turni notturni anche se la persona assistita non è stata riconosciuta in situazione di gravità ai sensi della legge 104. A chiarirlo è la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 20229 del 16 giugno 2026, che conferma un orientamento già espresso nel 2023 e amplia la tutela riconosciuta ai caregiver.
Non serve la disabilità grave
La vicenda nasce dal ricorso di un tecnico ferroviario che aveva chiesto di essere esonerato dai turni di notte per assistere la moglie convivente, affetta da disabilità ai sensi dell’art. 3, comma 1, della legge 104/1992, ma non riconosciuta in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3, comma 3.
L’azienda aveva negato il diritto, sostenendo che l’esonero spettasse esclusivamente a chi assiste persone con disabilità grave. Dopo aver perso nei primi due gradi di giudizio, ha portato la questione davanti alla Cassazione, che ha però respinto definitivamente questa interpretazione.
Secondo i giudici, l’articolo 11 del decreto legislativo n. 66 del 2003 parla semplicemente di “soggetto disabile ai sensi della legge 104/1992” e non richiede in alcun passaggio il riconoscimento della gravità.
Quando il lavoratore può rifiutare il turno
Il rifiuto del lavoro notturno costituisce un vero e proprio diritto del lavoratore che assiste un familiare con disabilità. È sufficiente comunicare al datore di lavoro, in forma scritta e con almeno 24 ore di preavviso, la volontà di non effettuare il turno.
Una volta ricevuta la comunicazione, il datore di lavoro non può imporre ugualmente la prestazione notturna. L’eventuale violazione della norma può comportare anche conseguenze sanzionatorie.
Cosa cambia per caregiver e aziende
La Cassazione chiarisce anche il significato dell’espressione “familiare a proprio carico”. Non indica unicamente chi necessita di assistenza continua e permanente, ma descrive un concreto rapporto di cura e sostegno tra il lavoratore e la persona con disabilità.
Di conseguenza, il diritto al rifiuto dei turni notturni spetta anche quando il familiare non è stato riconosciuto in situazione di gravità.
Per i lavoratori si tratta di una tutela importante, che riguarda milioni di caregiver in Italia. Per le aziende, invece, la sentenza rappresenta un richiamo a organizzare i turni nel rispetto della normativa, senza introdurre requisiti più restrittivi di quelli previsti dalla legge.


