lunedì, Marzo 9, 2026

Iveco-Leonardo, sindacati in pressing: “Garantire tutti i lavoratori e conservare i trattamenti di miglior favore”

Il trasferimento di Iveco Defence Vehicles a Leonardo, che dovrebbe completarsi entro il primo trimestre del 2026, coinvolgerà circa 1.900 lavoratori distribuiti negli stabilimenti di Bolzano, Piacenza e Vittorio Veneto. L’operazione, che il ministro delle Imprese Adolfo Urso definisce strategica per il rafforzamento del settore della difesa italiana, apre tuttavia diversi nodi sindacali, soprattutto sul piano contrattuale e delle garanzie occupazionali.

Il nodo dei contratti e dei trattamenti

Attualmente Iveco applica il Contratto Collettivo Specifico di Lavoro (CCSL Automotive), rinnovato a giugno 2025 e conosciuto come contratto Fiat. Questo accordo prevede condizioni più favorevoli rispetto al contratto nazionale, come il sesto scatto di anzianità e l’incentivo di produttività legato alla presenza.

Leonardo, invece, adotta il CCNL Federmeccanica-Assistal, scaduto il 30 giugno 2024 e attualmente in fase di rinnovo con Fim, Fiom e Uilm. È su questa differenza che si concentra la richiesta sindacale: «Nel passaggio a Leonardo – spiegano Gianluca Ficco e Bruno Cantonetti della Uilm – dovranno essere salvaguardati i trattamenti più favorevoli previsti dal CCSL. Non possiamo accettare arretramenti economici o normativi per i lavoratori».

Le richieste dei sindacati

Anche la Fim Cisl insiste sulla necessità di armonizzare i contratti scegliendo le condizioni migliori per tutti. «Chiediamo – spiegano Fabio Bernardini e Stefano Boschini – la stabilizzazione dei circa 250 lavoratori somministrati e la conferma del personale della vigilanza interna. Serve un’analisi approfondita per garantire parità di trattamento e tutele adeguate nei tre siti produttivi».

Il ruolo del Governo e i prossimi passi

Il ministro Urso ha assicurato che il confronto continuerà fino al closing dell’operazione, previsto per marzo 2026, e ha annunciato un nuovo tavolo di confronto tra Leonardo, Iveco e i sindacati. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono che la transizione avvenga senza perdite di diritti o salario: il rischio, avvertono, è che a pagare il prezzo della fusione siano i dipendenti.

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