Per molti operai poveri e lavoratori a basso reddito cambia una delle poche certezze mensili su cui poter contare. Con la Legge di Bilancio 2026 vengono infatti riscritte le regole dell’Assegno di Inclusione, il principale strumento di contrasto alla povertà che ha sostituito il Reddito di cittadinanza. Un intervento che incide direttamente su famiglie con salari bassi, disoccupati, persone fragili e nuclei con carichi di cura, spesso già in equilibrio precario.
Stop alla sospensione: cosa cambia davvero
La prima novità riguarda la continuità dell’aiuto. Viene soppressa la sospensione di un mese che oggi scattava dopo i primi 18 mesi di fruizione e dopo ogni rinnovo annuale. L’assegno potrà quindi essere erogato per 18 mesi continuativi e poi rinnovato per periodi successivi di 12 mesi, senza più interruzioni forzate. Una modifica rilevante per chi vive di entrate minime e subiva un vuoto di reddito difficile da gestire.
Il rovescio della medaglia: taglio al primo mese di rinnovo
Accanto a questa apparente semplificazione, arriva però una stretta. A ogni rinnovo sarà obbligatorio presentare una nuova domanda e, soprattutto, nel primo mese di rinnovo l’importo sarà dimezzato.
Il beneficio riconosciuto sarà pari solo al 50% dell’assegno mensile spettante. Per molti nuclei questo significa un taglio netto proprio nel momento in cui il sostegno dovrebbe garantire stabilità.
Più risorse, ma senza contributi extra
La manovra rifinanzia l’Assegno di Inclusione con risorse crescenti: 160 milioni nel 2026, fino a 181,5 milioni annui dal 2033. Tuttavia, il Governo chiarisce che non ci saranno più contributi aggiuntivi futuri. Viene infatti limitato il contributo straordinario previsto nel 2025, riconosciuto solo ai nuclei per i quali il diciottesimo mese di percezione cade a novembre 2025.
Un aiuto che resta essenziale
L’Assegno di Inclusione continua a rappresentare un sostegno fondamentale per operai poveri, lavoratori con bassi salari, disoccupati e famiglie con soggetti fragili a carico. Ma le nuove regole cambiano l’importo e la gestione dell’aiuto mensile. Meno interruzioni formali, ma anche meno soldi subito al momento del rinnovo. Un equilibrio delicato che rischia di pesare proprio su chi ha meno margini per assorbire i tagli.


