Cassa integrazione nel 2025: il settore che registra il volume più elevato di ore autorizzate è quello meccanico, con oltre 261 milioni di ore, in crescita del +17,35%. Segue la metallurgia, che supera i 50 milioni di ore con un incremento del +20,26%. E’ quanto emerge dai dati INPS. Numeri che confermano la pressione crescente sulla filiera metalmeccanica, già colpita da rallentamento della domanda, transizione tecnologica e incertezza sugli investimenti.
Particolarmente significativo il dato dei trasporti e comunicazioni, comparto strettamente collegato all’automotive, che segna un aumento del +124,40%, superando i 28 milioni di ore autorizzate.
Cigs in forte crescita, segnale di crisi strutturali
Nel dettaglio, tra gennaio e dicembre 2025 le ore di Cigo scendono a 284,2 milioni (-13,27%), mentre la Cigs sale a 261,8 milioni (+58,18%). La crescita della cassa integrazione straordinaria segnala situazioni di crisi aziendale, ristrutturazioni e contratti di solidarietà.
Nel 2025 vengono attivati 2.666 decreti di Cigs, in aumento del +18,54%, di cui 1.930 legati ai contratti di solidarietà. Crescono anche i decreti per crisi aziendale e cessazione, mentre calano quelli per riorganizzazione.
Impatto su occupazione e redditi dei lavoratori
Le ore complessive di Cig equivalgono a una assenza totale dal lavoro per oltre 261mila addetti, con una perdita stimata di oltre 1,7 miliardi di euro di reddito netto. Per un lavoratore in cassa integrazione a zero ore la perdita media annua è di circa 6mila euro netti.
Le regioni più colpite restano Lombardia (102,9 milioni di ore), Veneto (68,5 milioni) e Piemonte (62,8 milioni), cuore della manifattura e dell’automotive italiano.
Il rischio di deindustrializzazione secondo Cesare Damiano
Secondo Cesare Damiano – ex Ministro del Lavoro ed ex sindacalista Fiom – , i dati del 2025 confermano un calo strutturale delle ore lavorate nella manifattura a vantaggio dei servizi. Un segnale preoccupante, perché colpisce i settori con salari più alti e maggiore stabilità occupazionale, alimentando il rischio di deindustrializzazione del Paese.


