La mobilità in deroga torna al centro dell’attenzione per il 2026. Con il via libera alla proroga, il Governo conferma uno strumento che, pur non essendo strutturale, continua a rappresentare un sostegno fondamentale per i lavoratori espulsi dai cicli produttivi nelle aree di crisi industriale complessa. Si tratta di una misura che interessa in particolare ex dipendenti di aziende in difficoltà, con risorse limitate e accesso regolato da criteri precisi.
Via libera alla proroga: fondi e modalità di accesso
La proroga per il 2026 dell’indennità di mobilità in deroga è stata ufficializzata dal Ministero del Lavoro con la nota n. 5035/2026. Il provvedimento è contenuto nel decreto legge n. 200/2025, convertito nella legge n. 26/2026, il cosiddetto Milleproroghe.
Le risorse disponibili ammontano a 100 milioni di euro. Non si tratta quindi di un fondo illimitato. Proprio per questo motivo, l’accesso alla prestazione segue un criterio ben preciso: l’ordine cronologico di presentazione delle domande.
Le regioni restano il punto di riferimento operativo. Sono loro a ricevere le richieste dei lavoratori e a trasmetterle al Ministero. Questo passaggio è fondamentale perché determina anche le priorità di accesso al beneficio.
Una misura non strutturale ma ancora necessaria
La mobilità in deroga non è più una misura strutturale. È stata infatti superata dalla riforma del Jobs Act (dlgs n. 148/2015). Tuttavia, negli anni, è stata più volte rifinanziata.
Dal 2017 viene sostenuta insieme alla cassa integrazione in deroga nelle aree di crisi industriale complessa. Si tratta di territori individuati regione per regione sulla base del dl n. 83/2012.
A differenza degli anni passati, la proroga per il 2026 non è arrivata con la legge di Bilancio, ma attraverso il decreto Milleproroghe. Un segnale che conferma la natura straordinaria e temporanea dello strumento.
Chi sono i lavoratori che possono beneficiarne
La misura è rivolta a una platea ben definita. Possono accedere alla mobilità in deroga i lavoratori ex dipendenti di imprese situate in aree di crisi industriale complessa.
C’è però un requisito preciso: questi lavoratori devono risultare, al 1° gennaio 2017, già beneficiari di mobilità ordinaria o di mobilità in deroga. Inoltre, deve esserci continuità senza interruzioni nel trattamento.
Questo significa che la misura non è aperta a nuovi beneficiari in senso ampio, ma riguarda soprattutto chi è già inserito in un percorso di sostegno al reddito da diversi anni.
Le novità introdotte dal Milleproroghe 2026
Rispetto al passato, il decreto Milleproroghe introduce alcune modifiche importanti. La prima riguarda la gestione delle risorse.
Non è più previsto un decreto di ripartizione dei fondi tra le regioni. La gestione dello stanziamento diventa quindi centralizzata. Questo cambia il meccanismo organizzativo, pur lasciando alle regioni un ruolo operativo.
Un secondo elemento riguarda le risorse residue. Non sarà possibile utilizzare eventuali fondi avanzati degli anni precedenti. Le domande potranno essere accolte solo fino a esaurimento dei 100 milioni previsti per il 2026.
Infine, viene chiarito un aspetto importante: l’accentramento riguarda solo la gestione finanziaria. Le regioni mantengono tutte le competenze relative all’individuazione dei beneficiari e all’attuazione delle politiche attive del lavoro.
Durante il periodo di erogazione dell’indennità, infatti, i lavoratori continuano a essere coinvolti nei percorsi previsti dai piani regionali, trasmessi al Ministero del Lavoro.


