La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 6633/2026 rafforza in modo netto un principio già introdotto dalla legge di Bilancio 2018: le retribuzioni devono essere corrisposte esclusivamente con strumenti tracciabili. Non si tratta più solo di un obbligo formale, ma di un presidio sostanziale di legalità nel rapporto di lavoro.
Per i datori di lavoro, il margine di discrezionalità è nullo. Bonifici bancari, strumenti elettronici o assegni rappresentano le uniche modalità consentite. Il pagamento in contanti, anche se concordato con il lavoratore, resta vietato.
Cosa non si può fare: il contante diventa rischio sistemico
La Cassazione chiarisce che ogni pagamento effettuato in contanti costituisce una violazione autonoma. Non è quindi possibile invocare il cumulo giuridico per ridurre l’impatto sanzionatorio. Il cosiddetto cumulo giuridico è un istituto che, in presenza di più violazioni commesse con un’unica azione o con una condotta unitaria, consente di applicare una sola sanzione, aumentata fino a un certo limite, invece di sommare tutte le sanzioni singolarmente previste.
Questo comporta un effetto rilevante: la reiterazione della condotta genera una moltiplicazione delle sanzioni. Anche in presenza di una prassi consolidata, ogni mensilità non tracciata espone il datore a una nuova sanzione amministrativa.
Non è inoltre ammessa la regolarizzazione tramite diffida. La sanzione viene applicata direttamente, in misura ridotta ma immediata.
Cosa si può fare: trasparenza e tutela del lavoratore
Sul versante dei lavoratori, la tracciabilità rappresenta uno strumento di garanzia. La disponibilità di prove documentali consente di verificare la corrispondenza tra quanto indicato in busta paga e quanto effettivamente percepito.
In caso di discrepanze, il lavoratore dispone di elementi oggettivi per attivare strumenti di tutela, sia in sede amministrativa sia giudiziale.
Un segnale chiaro anche sul piano sistemico
La pronuncia si inserisce in un quadro più ampio di contrasto all’economia sommersa. L’obiettivo è rendere ogni flusso retributivo verificabile e ricostruibile.
Per gli operatori istituzionali e per gli attori del mercato del lavoro, il messaggio è inequivocabile: la tracciabilità non è più solo un obbligo normativo, ma una condizione essenziale per la legittimità dei rapporti di lavoro.


