A Marghera 37 lavoratori della sede italiana di Investcloud, una multinazionale dell’informatica finanziaria, hanno ricevuto la notizia della chiusura dell’azienda. Le attività verranno spostate in India e una parte del lavoro sarà svolta sempre più da sistemi di intelligenza artificiale.
La decisione ha portato alla fine del rapporto di lavoro per tutti i dipendenti, con un accordo economico che prevede incentivi fino a diverse mensilità. Ma il caso riporta al centro una domanda importante: quando un’azienda chiude o automatizza le attività, è sempre libera di licenziare i lavoratori?
Chiusura della sede e lavoro spostato in India
La multinazionale americana ha deciso di concentrare le attività in India e di ridurre quelle svolte in Italia, anche grazie all’uso crescente dell’intelligenza artificiale. Per i 37 dipendenti della sede veneziana è arrivata quindi la comunicazione di chiusura, con un accordo sindacale che prevede un pacchetto economico per accompagnare l’uscita dall’azienda.
Le indennità concordate vanno da 4 a 10 mensilità, oltre al pagamento del preavviso. Un accordo che ha permesso di chiudere la vertenza, ma che non elimina il tema della perdita dei posti di lavoro.
Il punto critico: il lavoro sostituito dall’intelligenza artificiale
Secondo i sindacati, la chiusura della multinazionale Investcloud è frutto di due fattori:
- l’intelligenza artificiale;
- la delocalizzazione (“con o senza intelligenza artificiale, l’azienda stava già spostando il baricentro in India, non perché ci siano competenze migliori ma perché costano un decimo” ha commentato al Corriere della Sera Diego Panisson, segretario Uilm Uil di Venezia).
L’intelligenza artificiale ha infatti sostituito parte delle mansioni svolte dai lavoratori grazie all’automazione di molte attività.
Questo apre un problema sempre più attuale: cosa succede quando il lavoro sparisce non per crisi, ma perché viene sostituito dalla tecnologia?
Cosa dice la legge: il datore deve ricollocare il lavoratore
In Italia il licenziamento non può essere automatico. Secondo diverse sentenze della Corte di Cassazione e dei tribunali del lavoro, prima di licenziare un dipendente l’azienda deve rispettare un principio fondamentale: l’obbligo di repêchage.
In parole semplici, il datore di lavoro deve dimostrare che non esistono altri posti disponibili in azienda dove poter ricollocare il dipendente. Non solo. La giurisprudenza ha chiarito che, se non ci sono mansioni equivalenti, il lavoratore deve essere valutato anche per ruoli diversi, perfino inferiori, purché compatibili con l’organizzazione aziendale.
Pertanto, solo se non esiste davvero nessuna possibilità di ricollocamento il licenziamento può essere considerato legittimo.
AI e licenziamenti: un equilibrio sempre più difficile
La vicenda dei 37 lavoratori di Marghera non è un caso isolato, ma un esempio di un cambiamento più ampio che sta coinvolgendo molti settori. Da un lato le aziende introducono nuove tecnologie e riducono il personale. Dall’altro la legge chiede di verificare sempre tutte le alternative prima di arrivare al licenziamento.
Gli accordi economici possono ridurre l’impatto immediato delle chiusure, ma resta aperto il tema delle tutele nei casi in cui il lavoro viene sostituito dalla tecnologia. E proprio per questo, l’obbligo di ricollocamento resta uno degli strumenti più importanti per evitare che il licenziamento diventi la prima e unica soluzione.


