Succede spesso nelle fabbriche, nelle officine e nelle aziende metalmeccaniche: il contratto a termine arriva alla data di scadenza, ma il lavoratore continua comunque a presentarsi in reparto e a fare il proprio turno. Magari perché manca personale, perché c’è tanto lavoro oppure perché si aspetta il rinnovo ufficiale da parte dell’azienda.
Molti operai però non sanno che, in questi casi, la legge prevede un aumento automatico della retribuzione. Chi continua a lavorare dopo la fine del contratto ha infatti diritto a una maggiorazione in busta paga prevista dal Decreto Legislativo 81/2015.
Cosa dice la legge sui contratti a termine scaduti
La norma di riferimento è il Decreto Legislativo n. 81 del 2015, che regola i contratti a tempo determinato.
L’articolo 22 stabilisce che, se un dipendente continua a lavorare dopo la scadenza del contratto senza che sia stata ancora formalizzata una proroga o un rinnovo, il datore di lavoro deve pagare una somma aggiuntiva rispetto alla normale paga.
Non si tratta quindi di “giorni regalati” all’azienda: quelle ore devono essere retribuite con una maggiorazione obbligatoria prevista dalla legge.
Di quanto aumenta lo stipendio dopo la scadenza
L’aumento cambia in base a quanti giorni si continua a lavorare dopo la fine del contratto. La legge prevede due fasce:
- per i primi 10 giorni dopo la scadenza, la paga aumenta del 20%;
- dall’11° giorno in avanti, la maggiorazione sale al 40%.
Questo incremento si applica alla normale retribuzione giornaliera. Quindi, immaginiamo un operaio metalmeccanico che guadagna normalmente circa 12 euro l’ora, per un totale di 96 euro al giorno. Se continua a lavorare dopo la scadenza del contratto:
- per i primi 10 giorni dovrà ricevere 14,40 euro l’ora, ossia 115,20 euro al giorno;
- dall’11° giorno in poi la paga salirà a 16,80 euro orari, quindi 134,40 euro al giorno.
Questa maggiorazione deve comparire direttamente in busta paga. Per questo motivo va controllato bene il cedolino, soprattutto la data di scadenza del contratto, i giorni effettivamente lavorati dopo la scadenza e gli importi presenti. Se la maggiorazione non c’è, il dipendente può chiedere chiarimenti all’azienda, al sindacato oppure a un consulente del lavoro per verificare se i propri diritti sono stati rispettati.
Quando può succedere in fabbrica
Nel settore metalmeccanico queste situazioni non sono così rare. Può capitare che si chieda all’operaio di continuare a lavorare anche dopo la scadenza del contratto ad esempio:
- durante periodi di forte produzione;
- quando ci sono commesse urgenti da consegnare;
- nei cambi turno o nei reparti dove manca personale;
- quando l’azienda ha già deciso di rinnovare il contratto ma non ha ancora completato le pratiche;
- nei periodi estivi o prima delle chiusure aziendali.
Dopo quanti giorni il contratto diventa fisso
La prosecuzione del lavoro oltre la scadenza può avere conseguenze ancora più importanti per l’azienda. Sempre l’articolo 22 del Decreto Legislativo 81/2015 stabilisce infatti che il contratto può trasformarsi automaticamente in tempo indeterminato se si superano determinati limiti.
La trasformazione scatta:
- dopo 30 giorni, se il contratto aveva durata inferiore a 6 mesi;
- dopo 50 giorni, se il contratto durava più di 6 mesi.
In pratica, se il lavoratore continua a lavorare oltre questi limiti, il rapporto non è più considerato a termine.


