Il futuro del polo nazionale del preridotto (DRI) è nelle mani del Consiglio comunale di Taranto, convocato per l’11 agosto.
Sul tavolo c’è la decisione se accettare o meno la nave rigassificatrice necessaria per alimentare i nuovi impianti.
Intanto, la Regione Calabria e l’Autorità portuale di Gioia Tauro si dichiarano pronte a ospitare il progetto, che prevede quattro impianti per la produzione del preridotto di ferro destinato ai nuovi forni elettrici.
Urso: “Gioia Tauro può essere l’alternativa a Taranto”
Durante una visita istituzionale a Gioia Tauro, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato che, se a Taranto dovesse mancare l’intesa politica per accogliere la nave rigassificatrice, Gioia Tauro rappresenterebbe la soluzione alternativa più competitiva.
Secondo Urso, a Taranto spetta una “prima scelta morale e storica”, ma serve una risposta rapida.
Per questo, è stato istituito presso il MIMIT un comitato interministeriale (Imprese, Infrastrutture, Ambiente, Economia) incaricato di verificare la fattibilità tecnica e industriale dello spostamento a Gioia Tauro.
L’ipotesi è quella di alimentare temporaneamente gli impianti con una nave rigassificatrice, in attesa della costruzione del rigassificatore a terra, già autorizzato in Calabria.
Polo DRI da 7 miliardi: 2.500 lavoratori per la fase di costruzione
Secondo le stime illustrate dal ministro, per realizzare i quattro impianti DRI in otto anni servono 6-7 miliardi di euro.
Nella fase di costruzione si prevedono almeno 2.500 occupati, a cui si aggiungeranno quelli necessari alla gestione industriale del polo.
Il progetto è nelle mani di una società pubblica controllata da Invitalia, che dispone già di 1 miliardo dal Fondo di Coesione nazionale.
Ulteriori fondi pubblici e investimenti privati saranno mobilitati nella seconda fase, anche con l’ingresso di nuovi soci.
Calabria pronta ad accogliere rigassificatore e agroindustria
Il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha dichiarato che Gioia Tauro è pronta a partire anche con una nave rigassificatrice, qualora Taranto dicesse no.
Oltre al polo DRI, la Regione guarda anche alla creazione di una piastra del freddo per attrarre investimenti nell’agroindustria, sfruttando le potenzialità logistiche del porto e delle aree retroportuali.
“Per noi il rigassificatore è strategico – ha detto Occhiuto – e siamo pronti a fare la nostra parte per riportare investimenti produttivi al Sud, rilanciando l’occupazione e creando nuove filiere”.


