Un operaio era arrivato al lavoro a bordo di un’auto guidata da una terza persona. Una volta sceso, ha sputato sopra la macchina di un collega e ha preso a calci lo specchietto, staccandolo e portandolo via. L’azienda lo ha licenziato per giusta causa.
Il giudice di primo grado, però, aveva deciso che non si trattava di un fatto così grave da giustificare il licenziamento, applicando invece una sanzione più leggera prevista dal contratto collettivo nazionale dell’industria gomma-plastica.
La Corte d’appello di Napoli aveva ribaltato la decisione, sostenendo che quel comportamento violava le regole minime di convivenza civile ed era quindi motivo sufficiente per un licenziamento disciplinare.
La decisione della Cassazione
Con l’ordinanza 22593/2025 la Cassazione ha cassato la sentenza d’appello. Secondo i giudici supremi:
– l’articolo 53 del CCNL non riguarda solo omissioni ma anche condotte attive come quella del lavoratore;
– la gravità del fatto, da sola, non basta a distinguere tra sanzioni conservative (sospensione o multa) ed espulsive (licenziamento);
il licenziamento, in base al contratto, è previsto solo per gravi infrazioni legate all’attività lavorativa o per fatti penalmente rilevanti connessi al lavoro.
Qui, invece, il comportamento era avvenuto prima dell’inizio del turno, e quindi non collegato direttamente alla prestazione lavorativa.
Perché la decisione lascia dubbi
Molti osservatori sottolineano che lo sputo e il danneggiamento dell’auto, pur avvenuti fuori dall’orario di lavoro, sono successi dentro l’area aziendale e hanno comunque un peso enorme nei rapporti tra colleghi.
Un datore di lavoro deve poter contare sul rispetto delle regole minime di convivenza e sulla capacità dei dipendenti di gestire i conflitti senza violenza o aggressività.
Un problema che resta aperto
Il caso dimostra come le clausole dei contratti collettivi siano spesso generiche e di difficile interpretazione. Questo porta a risultati imprevedibili nei tribunali: a volte il licenziamento viene confermato, altre volte no.
Per questo motivo, molti esperti ritengono che serva un intervento legislativo per chiarire le regole e garantire maggiore certezza, sia alle aziende che ai lavoratori.