Stellantis accelera in Spagna, supera il milione di auto prodotte e prende posizione contro il nuovo piano auto dell’Unione europea. Due notizie diverse ma strettamente collegate. Da un lato i numeri industriali certificano lo spostamento del baricentro produttivo europeo verso la Penisola Iberica. Dall’altro, il gruppo mette nero su bianco le proprie critiche a una strategia UE giudicata insufficiente sul piano industriale e pericolosa per la competitività. I fatti, più che le dichiarazioni, aiutano a capire la direzione intrapresa.
La Spagna diventa il primo polo produttivo europeo di Stellantis
Nel 2025 gli stabilimenti spagnoli di Stellantis hanno raggiunto quota un milione di veicoli prodotti.
Un risultato che non arriva per caso e che colloca la Spagna davanti agli altri grandi Paesi europei del gruppo.
Gli impianti di Vigo, Saragozza e Madrid lavorano su più turni, con volumi elevati e una saturazione degli impianti costante. Qui vengono assemblati modelli strategici, sia per il mercato europeo sia per l’export. La combinazione è chiara: costi industriali più bassi, organizzazione del lavoro più flessibile e politiche pubbliche di sostegno agli investimenti.
Il confronto con gli altri Paesi è impietoso.
La Francia resta sotto le 700 mila unità annue.
L’Italia è scesa intorno alle 300 mila.
La Spagna, invece, consolida il ruolo di piattaforma centrale per l’auto europea di Stellantis.
Questo spostamento produttivo non è neutro. Significa scelte precise sugli investimenti, sulle assegnazioni di modelli e sulla tenuta occupazionale nei diversi Paesi.
Perché Stellantis investe di più in Spagna
Alla base del sorpasso spagnolo c’è una strategia industriale misurabile.
Gli impianti iberici garantiscono tempi certi, costi stabili e margini di efficienza che oggi fanno la differenza.
Il costo del lavoro, pur non essendo l’unico fattore, pesa. Ma contano anche:
- incentivi pubblici mirati, legati alla transizione industriale;
- rapporti sindacali più prevedibili, con accordi di sito orientati ai volumi;
- rapidità autorizzativa per nuovi modelli e adeguamenti produttivi.
In questo quadro, Stellantis ha progressivamente concentrato in Spagna produzioni ad alto volume, riducendo l’esposizione su impianti considerati meno competitivi. La scelta non viene mai presentata come politica, ma i numeri raccontano una direzione precisa.
Ed è proprio questa esperienza concreta che spiega la posizione assunta dal gruppo sul futuro dell’auto in Europa.
Le critiche di Stellantis al nuovo piano UE sull’auto
Antonio Filosa ha espresso una valutazione netta sul nuovo piano auto della Commissione Europea.
Il punto centrale non è ideologico, ma industriale.
Secondo Stellantis, il piano non affronta il problema dei volumi.
Senza un mercato in crescita, la transizione ecologica resta un costo e non diventa mai un’opportunità.
Le critiche si concentrano su tre elementi concreti:
- assenza di misure per sostenere la domanda di veicoli nuovi;
- obiettivi ambientali senza una roadmap industriale credibile;
- mancanza di attenzione ai veicoli commerciali, segmento decisivo per artigiani, logistica e PMI.
Il gruppo contesta anche l’idea che basti introdurre flessibilità sulle emissioni post-2035 senza indicare come rendere economicamente sostenibile la produzione di auto accessibili. Il rischio, secondo Stellantis, è semplice: auto più costose, volumi più bassi, meno investimenti in Europa.
Competitività europea e rischio spostamento degli investimenti
La posizione di Stellantis si inserisce in un contesto globale molto competitivo.
Negli Stati Uniti e in Asia, i costruttori possono contare su incentivi diretti, energia meno costosa e regole più stabili.
In Europa, invece, il quadro regolatorio cambia spesso e non sempre tiene conto dei tempi industriali. Per un gruppo globale, questo significa scegliere dove allocare capitali e produzioni.
Il messaggio lanciato da Stellantis è pragmatico:
se l’Europa non garantisce condizioni industriali sostenibili, gli investimenti seguiranno altre rotte. La crescita della Spagna dimostra che, quando le condizioni ci sono, le produzioni arrivano. Dove mancano, i numeri scendono.
La partita non è teorica.
Si gioca su stabilimenti, occupazione e filiere.
E il milione di auto prodotte in Spagna è oggi il dato più concreto dentro questo confronto europeo.


