martedì, Luglio 28, 2026

Licenziamenti Collettivi legati ai Dazi di Trump: 42 Posti di Lavoro Cancellati

La stagione delle delocalizzazioni legate ai nuovi equilibri commerciali internazionali mostra i primi effetti concreti anche in Italia.

A Rho, nell’area metropolitana di Milano, si consuma una vertenza che segna uno spartiacque: i primi licenziamenti collettivi apertamente collegati all’impatto dei dazi introdotti dall’amministrazione Trump. Una crisi che non nasce da cali produttivi o da conti in rosso, ma da una precisa scelta strategica di gruppo.

Una chiusura annunciata, senza crisi produttiva

A chiudere è lo stabilimento italiano della Freudenberg, multinazionale tedesca leader nella produzione di filtri industriali per turbomacchine. Il sito di Rho ha sempre lavorato a regime, senza criticità produttive segnalate.

Nonostante questo, il gruppo ha deciso la dismissione totale dell’attività, confermando la volontà di delocalizzare la produzione verso Slovacchia e Stati Uniti, ritenute più vantaggiose dal punto di vista commerciale e tariffario.

L’accordo ad Assolombarda e i numeri della crisi

La vertenza si è chiusa formalmente con la firma di un accordo economico presso Assolombarda, che disciplina incentivi all’esodo e ammortizzatori sociali. Nessuna soluzione industriale, nessun subentro, solo la gestione dell’uscita.

I numeri parlano chiaro: 42 lavoratori coinvolti.
25 dipendenti diretti.
15 lavoratori in somministrazione.
2 contratti a termine.

Tutti licenziati, senza distinzioni.

Scioperi, proteste e un’offerta ignorata

Prima dell’accordo, i lavoratori avevano messo in campo un mese di scioperi e mobilitazioni, arrivando anche davanti alla sede centrale del gruppo a Weinheim. Parallelamente, davanti a Regione Lombardia, era stata formalizzata un’offerta di subentro da parte di un imprenditore.

Un’ipotesi mai presa in considerazione dall’azienda.

Dazi, margini di profitto e impatto sociale

Secondo la CGIL, la chiusura è direttamente collegata alla necessità di compensare la riduzione dei margini di profitto seguita all’introduzione dei dazi voluti da Trump. Una scelta che scarica interamente il costo sociale sui lavoratori.

Famiglie con figli piccoli, addetti prossimi alla pensione, professionalità specializzate: le conseguenze non riguardano solo i 42 licenziati, ma l’intero tessuto produttivo del territorio, che perde un altro presidio industriale senza che vi fosse una reale crisi.

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