Nel comunicato stampa unitario diffuso a Roma il 9 febbraio 2026 da Fim, Uilm, Fismic, Uglm e Aqcfr, dopo l’incontro con la direzione Stellantis, arrivano due messaggi chiave: garanzie di continuità per Termoli attraverso nuove lavorazioni meccaniche affidate allo stabilimento e, in parallelo, rientro dallo smart working con un percorso dichiarato “graduale”.
Termoli: la promessa di continuità passa da Euro 7 e dall’ibrido
Il punto centrale è l’impegno aziendale a “dare continuità” al sito di Termoli puntando sulla meccanica. Nel dettaglio, Stellantis indica due leve operative: adeguamento del GSE agli standard Euro 7 e allocazione di nuovi cambi per motori ibridi EDCT.
Il passaggio logico è chiaro: invece di un annuncio generico, l’azienda collega la tenuta del sito a lavorazioni definite e legate alla transizione (Euro 7 e ibrido), cioè a produzioni che, sulla carta, possono garantire carichi di lavoro.
Ricollocazioni e priorità: la partita dei lavoratori ACC
Proprio perché il rilancio deve tradursi in occupazione concreta, nel confronto emerge il tema delle persone. I sindacati riferiscono “piena disponibilità” di Stellantis a offrire opportunità di ricollocazione ai 34 lavoratori italiani già assunti in ACC. In più, viene avanzata la richiesta di riconoscere a 21 lavoratori già dipendenti Stellantis la priorità nel rientro nello stabilimento di provenienza originario. Dunque nuove produzioni sì, ma con regole chiare su chi rientra e con quali precedenze.
Un “programma operativo” e la data-chiave del 6 marzo
Per evitare che gli impegni restino sulla carta, le parti concordano la necessità di dettagliare in un programma operativo le decisioni sulle nuove produzioni di meccanica a Termoli. Da questa esigenza discende la convocazione di un incontro a Roma il 6 marzo, con sindacati nazionali e territoriali: il passaggio tecnico-politico che dovrebbe trasformare gli annunci in cronoprogramma.
Smart working: tre giorni medi nel 2026, rientro “tra un anno e mezzo”
Sul lavoro agile, Stellantis conferma il programma già annunciato ma aggiunge la cornice temporale: nel 2026 lo smart working proseguirà con una media di tre giorni a settimana; il ritorno significativo in presenza è collocato fra circa un anno e mezzo. È previsto anche un canale per i casi individuali di necessità oggettiva (salute), valutati con coinvolgimento RSA. Infine, in vista del rinnovo (con CCSL in scadenza a fine 2026), vengono incaricate le commissioni welfare e pari opportunità di formulare proposte sulle categorie per cui mantenere l’opzione lavoro agile.


