Nel 2026 licenziare un lavoratore a tempo indeterminato diventa ancora più oneroso. Le aziende devono versare all’Inps il cosiddetto “ticket di licenziamento”, un contributo collegato alla Naspi che può arrivare fino a 650 euro per ogni anno di anzianità del dipendente. E nei casi più gravi il conto può superare 11.600 euro.
Cos’è il ticket di licenziamento e come si calcola
Il contributo è stato introdotto dalla riforma Fornero (legge 92/2012) per finanziare l’indennità di disoccupazione NASpI. L’importo è pari al 41% del massimale mensile della NASpI: per il 2026 il massimale è fissato a 1.584,70 euro.
Di conseguenza, il ticket annuo è pari a 649,73 euro, cioè circa 54 euro al mese.
Il versamento è dovuto per ogni anno di anzianità maturato presso l’azienda che licenzia, fino a un massimo di tre anni. Questo significa che, nel regime ordinario, l’esborso massimo può arrivare a 1.949,19 euro. Quasi 2.000 euro. Una cifra non indifferente, specie per le piccole aziende.
Per le frazioni di anno il calcolo è mensile: se il rapporto è durato più di 15 giorni si considera un mese intero, dividendo l’importo annuo per dodici.
Quando il contributo non è dovuto
Il ticket si applica alla quasi totalità delle cessazioni di rapporti a tempo indeterminato. Restano però escluse alcune ipotesi specifiche.
Non è richiesto in caso di dimissioni volontarie, risoluzione consensuale, decesso del lavoratore, licenziamento nel lavoro domestico o cessazioni legate a particolari strumenti di accompagnamento alla pensione, come l’isopensione.
Nei licenziamenti collettivi il costo può moltiplicarsi
La spesa cresce in modo significativo nei licenziamenti collettivi.
Il contributo raddoppia se c’è accordo sindacale e l’azienda non è soggetta a Cigs. Triplica se manca l’accordo. Addirittura si sestuplica per le imprese soggette a Cigs che procedono senza intesa sindacale.
In quest’ultimo caso, il costo complessivo nel triennio può arrivare fino a 11.695,14 euro.
Trattandosi di contribuzione previdenziale obbligatoria, il mancato pagamento comporta l’applicazione delle sanzioni ordinarie previste per l’omesso versamento.


