Nel Sulcis Iglesiente la tensione sociale torna a salire. La crisi industriale che da anni colpisce il territorio sta mostrando oggi il suo volto più duro: centinaia di lavoratori metalmeccanici sono senza reddito o con sostegni insufficienti, mentre le prospettive industriali restano incerte. Le organizzazioni sindacali denunciano una situazione ormai fuori controllo, segnata da ritardi negli ammortizzatori sociali e da promesse istituzionali non mantenute. Il rischio, sempre più concreto, è quello di una vera emergenza sociale.
Senza ammortizzatori: 200 lavoratori senza reddito e 300 in attesa
Il dato più allarmante riguarda circa 200 lavoratori che dall’1° gennaio 2026 non percepiscono alcuna retribuzione.
Si tratta in gran parte di operai e addetti dell’indotto industriale che, terminati gli strumenti di sostegno precedenti, sono rimasti completamente scoperti. A questi si aggiungono circa 300 lavoratori in mobilità, ancora in attesa dell’integrazione promessa dalla Regione Sardegna ma mai erogata. Si tratta dell’indennità di mobilità in deroga prorogata anche per il 2026 dal Decreto Milleproroghe. Una situazione che sta mettendo in difficoltà intere famiglie, in un contesto già segnato da disoccupazione elevata e scarsità di alternative occupazionali.
Appalti e concorrenza al ribasso: fuori i lavoratori più tutelati
Parallelamente, cresce la pressione sui lavoratori degli appalti industriali. Durante l’assemblea tenuta alla Portovesme srl sono emerse criticità legate alla cassa integrazione e alla concorrenza tra aziende. Le imprese in appalto, che praticano costi più bassi, spesso legati a contratti meno tutelanti – sostengono i sindacati – , finiscono per sostituire quelle con lavoratori più anziani e con diritti consolidati. Il risultato è che molti operai storici restano esclusi, in una dinamica che alimenta precarietà e dumping contrattuale proprio nel pieno della crisi.
Industria ferma e futuro incerto: ex Alcoa, Enel e Portovesme
A peggiorare il quadro è la condizione dei principali siti industriali. Alla Portovesme srl la produzione resta fragile, mentre l’ex Alcoa continua a vivere nell’incertezza, tra annunci di rilancio e timori di smantellamento. Anche nella centrale Enel persiste una situazione di precarietà legata alla transizione energetica. Senza un piano industriale concreto e con risorse nazionali giudicate insufficienti, il futuro occupazionale del Sulcis appare sempre più compromesso.
Riparte la mobilitazione: presidi a Portovesme e richiesta di pagamenti immediati
La protesta entra nel vivo a partire da sabato scorso, con la prima assemblea dei lavoratori degli appalti tenuta nello stabilimento Portovesme srl, dove è stata decisa la ripresa della mobilitazione. Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno annunciato presidi davanti ai cancelli dell’area industriale di Portovesme e nuove assemblee nei prossimi giorni, coinvolgendo anche i lavoratori della centrale Enel di Portoscuso e dell’ex Alcoa.
Al centro della protesta c’è una richiesta precisa: il pagamento immediato degli ammortizzatori sociali arretrati per i circa 200 lavoratori senza reddito dall’1 gennaio 2026 e l’erogazione dell’integrazione regionale promessa il 18 febbraio 2026 ai 300 lavoratori in mobilità. I sindacati chiedono inoltre la convocazione urgente di un tavolo con la Regione Sardegna e il Ministero del Lavoro, anche alla luce della nota ministeriale del 10 febbraio 2026 che segnala risorse insufficienti. In assenza di risposte rapide, è già stata preannunciata un’estensione delle iniziative di protesta su tutto il territorio del Sulcis Iglesiente.

