Un metalmeccanico dichiarato non idoneo al lavoro notturno non può continuare a essere impiegato nei turni di notte. L’azienda deve verificare se può assegnarlo al lavoro diurno, in una mansione equivalente esistente e disponibile.
Non basta, però, una semplice richiesta del dipendente. L’inidoneità deve essere accertata dal medico competente oppure da una struttura sanitaria pubblica, come stabilisce l’articolo 15 del D.Lgs. 66/2003.
Non basta il certificato del medico di base
Stanchezza, insonnia o difficoltà familiari non fanno scattare automaticamente il diritto al turno diurno. Anche il certificato del medico di base può documentare un problema, ma non sostituisce l’accertamento previsto dalla legge.
Il lavoratore può chiedere una visita al medico competente quando ritiene che il lavoro notturno stia peggiorando le proprie condizioni di salute. La richiesta deve essere collegata ai rischi professionali o a condizioni che potrebbero essere aggravate dall’attività svolta.
Il medico può accertare un’inidoneità temporanea o permanente al lavoro notturno oppure formulare prescrizioni e limitazioni che il datore di lavoro deve rispettare.
Quando l’azienda deve assegnare il turno diurno
Dopo l’accertamento dell’inidoneità, l’impresa deve cercare una collocazione diurna compatibile. La legge precisa, però, che le mansioni equivalenti devono essere esistenti e disponibili.
Il lavoratore non può scegliere liberamente reparto, orario o postazione. Allo stesso tempo, l’azienda non può ignorare il giudizio sanitario: deve verificare concretamente se nello stabilimento esistano attività diurne compatibili con la professionalità e le condizioni del dipendente.
Le modalità applicative e le possibili soluzioni possono essere regolate anche dal CCNL e dagli accordi aziendali.
Cosa succede se non esiste un posto diurno
L’assenza di una mansione equivalente disponibile non determina automaticamente il licenziamento.
Quando il giudizio medico riguarda anche l’idoneità alla mansione specifica, trova applicazione l’articolo 42 del D.Lgs. 81/2008. Il datore di lavoro deve attuare le indicazioni del medico e, quando possibile, assegnare il dipendente a mansioni equivalenti oppure, in mancanza, a mansioni inferiori, garantendo il trattamento previsto per le mansioni di provenienza.
Ogni caso deve quindi essere valutato considerando il giudizio sanitario, l’organizzazione aziendale e il contratto collettivo applicato.
Cosa cambia nello stipendio
Il passaggio al turno diurno non comporta automaticamente la perdita dell’inquadramento. Tuttavia, la maggiorazione per il lavoro notturno normalmente non spetta più, perché collegata alle ore effettivamente lavorate di notte. Occorre comunque controllare il CCNL e gli eventuali accordi aziendali.
Se l’impresa continua ad assegnare il dipendente al turno notturno o non valuta possibili alternative, il lavoratore può rivolgersi a RSU, sindacato, RLS o Ispettorato del lavoro.


