Il mondo del lavoro industriale sta cambiando rapidamente e le imprese si trovano ad affrontare una trasformazione che riguarda soprattutto le competenze.
Intelligenza artificiale, digitalizzazione dei processi, cybersecurity e transizione green stanno modificando i profili professionali richiesti dalle aziende. Per le PMI, che devono innovare continuando contemporaneamente a produrre e competere, la formazione diventa quindi un elemento sempre più decisivo.
In questo scenario gli ITS Academy rappresentano uno degli strumenti più importanti per formare tecnici qualificati e avvicinare il sistema formativo alle esigenze reali del tessuto produttivo.
Il punto centrale, però, è capire quanto questi percorsi riescano davvero a intercettare ciò che serve alle imprese e ai territori.
Ne abbiamo parlato con Antonio Casano, presidente di Apiformazione Torino, che nell’intervista pone l’attenzione sul rapporto tra competenze, imprese e governance degli ITS Academy.
Formazione, imprese e competenze: il nodo degli ITS
Presidente Casano, si parla molto di rivoluzione del lavoro. Quanto è reale questo cambiamento?
È reale, concreto e già in corso. L’intelligenza artificiale, la digitalizzazione dei processi, la cybersecurity e la transizione green stanno riscrivendo le competenze richieste alle persone. Le analisi più recenti indicano che entro il 2030 quasi il 40% delle competenze oggi utilizzate sarà superato o radicalmente trasformato. Non è un fenomeno futuro: è ciò che le imprese vivono ogni giorno.
Le PMI sembrano le più esposte. Perché?
Perché hanno meno risorse e meno tempo per adattarsi. Devono innovare mentre producono, formare mentre consegnano, aggiornare mentre competono. Per loro, la formazione non è un capitolo accessorio: è una leva di sopravvivenza. E quando parliamo di PMI parliamo della struttura portante del sistema industriale italiano.
In questo contesto, gli ITS Academy sono spesso citati come la risposta più efficace. È così?
Gli ITS Academy sono uno strumento fondamentale. Formano tecnici qualificati, pronti per entrare nei processi produttivi con competenze avanzate. Ma per funzionare davvero devono essere allineati alle esigenze delle imprese, non solo alle linee guida ministeriali o ai programmi formativi tradizionali. La formazione tecnica superiore deve essere costruita insieme alle imprese, non attorno alle imprese.
Lei insiste molto sul tema della governance. Perché è così centrale?
Perché la governance decide tutto: quali profili formare, quali laboratori attivare, quali competenze sviluppare. Se queste scelte non coinvolgono chi rappresenta migliaia di imprese, il rischio è che gli ITS producano profili che il mercato non richiede o che non sono aggiornati rispetto alle tecnologie emergenti. Le associazioni datoriali più rappresentative hanno una visione di filiera che nessun altro attore possiede. Sanno cosa serve davvero alle imprese, quali competenze mancano, quali stanno emergendo.
Confapi ha espresso una posizione molto netta su questo punto.
Confapi sostiene da tempo che serva un intervento legislativo per rafforzare il ruolo delle associazioni datoriali nella governance degli ITS Academy e che in fase di costituzione o adeguamento siano formalmente consultate le associazioni datoriali rappresentate nel CNEL e presenti sul territorio. Non si tratta di una richiesta corporativa. Si tratta di garantire che la formazione tecnica risponda ai fabbisogni reali delle imprese e delle filiere produttive.
Qual è oggi la criticità più evidente del sistema formativo?
Il mismatch tra domanda e offerta di competenze. Le imprese cercano profili che il sistema formativo fatica a produrre. Questo divario è la vera emergenza industriale del Paese. E non si risolve con iniziative isolate, ma con una governance stabile, partecipata, rappresentativa.
Che modello immagina per gli ITS Academy del futuro?
Un modello che includa stabilmente le associazioni datoriali più rappresentative, che valorizzi il ruolo delle imprese, che garantisca continuità e qualità nella formazione tecnica superiore. La transizione digitale e green richiede competenze nuove, integrate, aggiornate. E questo può avvenire solo se le imprese partecipano alla governance come attori istituzionali, non come semplici invitati.
Una battuta finale?
Il futuro del lavoro non si improvvisa. Si costruisce con visione, responsabilità e ascolto del territorio. Gli ITS Academy sono una grande opportunità per il Paese, ma devono essere governati con chi il lavoro lo vive ogni giorno: le imprese.


