L’uso di agenzie investigative da parte delle aziende è uno strumento delicato ma sempre più considerato nei casi in cui vi siano sospetti di abuso dei permessi 104/92.
Il tema, però, tocca un equilibrio molto fragile: da un lato c’è il diritto del datore di lavoro a tutelare l’azienda, dall’altro la necessità di proteggere la dignità e la riservatezza del lavoratore.
I limiti previsti dalla legge
L’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori vieta in modo esplicito che le investigazioni vengano usate per verificare come il dipendente svolge la prestazione lavorativa.
Sono quindi illegittimi i controlli diretti sull’attività professionale. Diverso, invece, il discorso se l’indagine è finalizzata a scoprire comportamenti fraudolenti o penalmente rilevanti che esulano dall’ordinaria attività.
La giurisprudenza: sì alle indagini su abusi dei permessi
La Cassazione ha più volte confermato la legittimità di controlli affidati ad agenzie investigative, purché motivati da fondati sospetti.
Lo ha ribadito con l’ordinanza n. 2157 del 30 gennaio 2025 e con la n. 17004 del 20 giugno 2024, riconoscendo come legittime le indagini mirate a verificare l’uso corretto dei permessi ex legge 104/92.
Secondo i giudici, non serve una prova concreta iniziale: è sufficiente un sospetto ragionevole, purché non generico o arbitrario.
Anche il patrimonio reputazionale dell’azienda è protetto
Un’ulteriore conferma è arrivata con l’ordinanza n. 30079 del 21 novembre 2024, che ha esteso la nozione di patrimonio aziendale anche all’immagine esterna dell’impresa.
In questo senso, il datore di lavoro può ricorrere a investigatori privati anche per evitare che comportamenti scorretti dei dipendenti danneggino la reputazione aziendale.
Conclusioni: strumento legittimo ma non illimitato
Il messaggio della giurisprudenza è chiaro: le agenzie investigative possono essere usate per contrastare gli abusi, soprattutto in materia di permessi 104, ma devono esserci sospetti concreti e sempre nel rispetto della privacy e della dignità del lavoratore.