mercoledì, Agosto 12, 2026

Ex Ilva, i sindacati avvertono i Partiti: DRI a Taranto e futuro anche per i lavoratori in AS

Fim, Fiom e Uilm hanno incontrato i parlamentari di centro-destre e centro-sinistra il 29 agosto per ribadire le priorità sulla vertenza Ex Ilva. Le tre sigle hanno consegnato un documento che riassume le condizioni irrinunciabili: integrità del gruppo siderurgico, risanamento ambientale, decarbonizzazione e garanzie occupazionali. Un richiamo diretto alla politica, accusata di aver perso tempo e di non aver fornito risposte chiare su un piano di rilancio credibile.

Il ruolo strategico del DRI (preridotto)

Per i sindacati il nodo centrale è la realizzazione a Taranto del polo del preridotto (DRI), indispensabile per alimentare i futuri forni elettrici. Produrre il DRI altrove e trasportarlo, spiegano, aggraverebbe gli impatti ambientali e aumenterebbe i costi.

Al contrario, costruire gli impianti a Taranto garantirebbe nuova occupazione e consentirebbe di ricollocare gradualmente i lavoratori oggi impegnati nel ciclo integrale, destinato a essere dismesso. Un passaggio definito tecnico e non negoziabile, che non può essere piegato a logiche politiche o di convenienza territoriale.

I lavoratori in AS e negli appalti

Nel documento viene affrontato anche il destino dei lavoratori di Ilva in Amministrazione Straordinaria. Per i sindacati non devono essere trattati come un aspetto “secondario” del piano, ma avere le stesse opportunità già garantite all’ADI con l’accordo del 2018.

Allo stesso modo, va riconosciuto un ruolo ai lavoratori degli appalti, che potranno essere impiegati sia nello smantellamento dei vecchi impianti che nella costruzione dei nuovi. Una prospettiva che ridarebbe dignità a migliaia di addetti colpiti da anni di gestione fallimentare.

Il richiamo alla politica

Fim, Fiom e Uilm hanno lanciato una tirata d’orecchie ai partiti, sollecitando coesione e scelte rapide. La decarbonizzazione richiede investimenti pubblici e privati, con un impegno diretto dello Stato già a partire dalla Legge di Stabilità 2026. Senza un piano chiaro, avvertono i sindacati, si rischia il collasso definitivo del polo siderurgico italiano.

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