Nelle settimane successive all’intesa del 22 novembre 2025, il tema che più agita gli ambienti industriali non è tanto il valore complessivo degli aumenti, quanto l’effetto concreto che questi avranno in busta paga. In controluce riaffiora infatti una norma chiave del CCNL Metalmeccanici, oggetto di scontro durante tutta la trattativa: la clausola di assorbibilità introdotta nel 2017 e mai rimossa, nonostante le richieste di Fim, Fiom e Uilm.
Vale a dire l’assorbibilità degli aumenti nei superminimi molto diffusi nei cedolini paga del settore.
Gli aumenti previsti dal rinnovo 2025
Il nuovo protocollo economico distribuisce 205,32 euro sull’intera vigenza contrattuale. Il livello di riferimento C3 registra un incremento complessivo di 177,62 euro, articolato su tre scatti:
- 53,17 euro nel 2026,
- 59,58 euro nel 2027,
- 64,87 euro nel 2028.
A questi importi si aggiungono i 27,70 euro erogati nel giugno 2025, attribuiti in ultrattività.
Uno schema che dovrebbe produrre benefici crescenti, ma che si interseca con la clausola che consente l’assorbimento degli aumenti aziendali.
Ecco tutti gli aumenti salariali previsti da giugno 2026 in avanti, salvo attivazione della clausola IPCA NEI:

La clausola del 2017: il testo esatto
Il CCNL stabilisce che:
«Gli aumenti dei minimi tabellari assorbono gli aumenti individuali riconosciuti successivamente a tale data, salvo che siano stati concessi con una clausola espressa di non assorbibilità, nonché gli incrementi fissi collettivi della retribuzione eventualmente concordati in sede aziendale successivamente a tale data — ad esclusione degli importi retributivi connessi alle modalità di effettuazione della prestazione lavorativa (ad esempio: indennità/maggiorazioni per straordinario, turni, notturno, festivo)».
Ed è proprio guardando a questa clausola che tra le associazioni datoriali del mondo confindustriale che circola già documentazione interna che invita le imprese a verificare quali aumenti aziendali possano essere assorbiti e quali invece restino intoccabili.
Una mappa operativa che anticipa l’impatto della clausola e che accompagna, passo dopo passo, l’entrata in vigore degli aumenti del rinnovo 2025. Chiaramente gli effetti in busta paga saranno visibili a giugno 2025, quando dovranno decidere se riconoscere gli aumenti previsti o assorbirli, in tutto o parzialmente.
Un punto delicato della trattativa rimasto irrisolto
È proprio attorno a queste righe che si è concentrato uno dei nodi principali del negoziato: sindacati compatti nel chiedere l’eliminazione o la revisione sostanziale della clausola, industriali contrari a rinunciare a uno strumento considerato essenziale per mantenere equilibrio nei costi retributivi.
L’assorbibilità non è stata modificata e torna ora a produrre effetti proprio mentre devono essere applicati gli aumenti del rinnovo.
Fim, Fiom e Uilm avevano definito questa norma una delle principali criticità del vecchio impianto contrattuale, ritenendola capace di vanificare aumenti già concessi a livello aziendale. Le controparti non hanno ceduto, mantenendo integro il meccanismo e aprendo così a un 2026 in cui l’aumento nominale potrebbe non coincidere con quello effettivamente percepito dai lavoratori.


