Il 2025 riporta Torino al centro delle discussioni industriali nazionali. Il forte aumento della cassa integrazione indica che il territorio simbolo dell’automotive sta vivendo un rallentamento significativo. Le parole del presidente di Unionmeccanica Torino, Antonio Casano, evidenziano l’urgenza di una risposta immediata e coordinata.
Torino guida la classifica nazionale della cassa integrazione
Nei primi nove mesi del 2025 Torino supera 29 milioni di ore di cassa integrazione, oltre il doppio rispetto allo scorso anno.
Il dato racconta una crisi che parte dall’automotive e si allarga al resto del tessuto produttivo. Stellantis, fulcro industriale della regione, sta infatti riducendo volumi produttivi, turni e ordini alla propria rete di fornitori.
Queste scelte dettate dalla riorganizzazione globale del gruppo, dalla transizione all’elettrico e da una domanda di mercato altalenante generano effetti a cascata:
- stabilimenti che lavorano a ritmi ridotti,
- fornitori che vedono crollare le commesse,
- aziende dell’indotto costrette a rivedere piani, investimenti e organici.
Il risultato è un sistema che, nel suo complesso, fatica a mantenere continuità produttiva.
Transizione ecologica e digitale: tra ambizioni e difficoltà concrete
La trasformazione verso motorizzazioni più sostenibili e processi digitalizzati richiede investimenti importanti. Molte imprese, soprattutto PMI dell’indotto, non riescono a sostenere questi costi né a mantenere gli stessi livelli di produzione.
Casano parla di un settore che utilizza la cassa integrazione come “anestetico”, mentre sullo sfondo pesano consumi deboli, redditi reali in calo e un mercato estero reso più complesso dai dazi.
Unionmeccanica: “Serve un tavolo di crisi subito”
Secondo il Presidente di Unionmeccanica Torino, la priorità è avviare un tavolo di crisi immediato che coinvolga Regione, istituzioni locali e rappresentanti dell’intera filiera. L’obiettivo è affrontare una situazione che non può più essere considerata temporanea: il rallentamento produttivo è evidente, e senza un confronto strutturato rischia di trasformarsi in un problema permanente.
Le aziende chiedono un piano industriale chiaro, realistico e attuabile, che definisca investimenti, direzioni strategiche e strumenti per accompagnare il territorio nella transizione. Non basta allungare la coperta degli ammortizzatori sociali: serve una visione che aiuti le imprese a innovare, riorganizzarsi e mantenere competitività in un mercato in rapido cambiamento.
Casano insiste anche sull’urgenza di percorsi formativi mirati, incentivi per la modernizzazione degli impianti e interventi che sostengano la filiera, oggi messa alla prova da riduzioni di volumi, incertezza della domanda e trasformazioni tecnologiche. Solo con una risposta coordinata sarà possibile evitare che il ricorso alla cassa integrazione diventi la normalità e non l’eccezione.
Un patrimonio industriale che non può andare disperso
Torino custodisce competenze e professionalità costruite in decenni di industria metalmeccanica.
Perdere questo patrimonio significherebbe indebolire l’intero comparto nazionale.
Il Presidente Torinese ribadisce che è tempo di “cambiare passo”: trasformare la crisi in un’occasione di rilancio, puntando su innovazione, qualità e formazione.


