Il 2026 si aprirà con alcune novità rilevanti per i pensionati italiani. L’Inps ha infatti ufficializzato sia il calendario dei pagamenti del prossimo anno sia i nuovi importi aggiornati all’inflazione 2025. Le indicazioni contenute nella circolare 153/2025 chiariscono tempi, rivalutazioni e limiti applicabili alle diverse tipologie di assegno, offrendo un quadro utile per chi già percepisce una pensione e per chi si avvicina all’uscita dal lavoro.
Date di pagamento: gennaio 2026 parte subito
Il primo assegno pensionistico del 2026 arriverà con tempistiche differenziate. I pensionati che riscuotono tramite Poste Italiane avranno la disponibilità delle somme già dal 3 gennaio. Per chi invece riceve l’accredito su conto corrente bancario, il pagamento scatterà il 5 gennaio. Il calendario completo dell’anno è stato diffuso dall’INPS, che ha confermato la piena applicazione della rivalutazione annuale.
Rivalutazione e fasce di aumento degli assegni
Dal 1° gennaio 2026 gli importi saranno adeguati all’inflazione 2025, stimata all’1,4%. L’incremento pieno spetterà alle pensioni fino a 2.413,60 euro lordi mensili, pari a quattro volte il trattamento minimo. Per la parte compresa tra quattro e cinque volte il minimo, cioè fino a 3.017 euro, l’aumento scenderà all’1,26%. Oltre questa soglia, l’adeguamento sarà ridotto all’1,05%. A differenza del 2025, la rivalutazione tornerà a essere riconosciuta anche ai pensionati residenti all’estero.
Minimo, maggiorazioni e assegno sociale
Il nuovo trattamento minimo di riferimento salirà a 611,85 euro lordi mensili. Tuttavia, l’importo effettivamente erogato sarà più alto e raggiungerà 619,80 euro grazie a una maggiorazione temporanea dell’1,3%, che si aggiunge all’adeguamento inflattivo. Anche l’assegno sociale crescerà, arrivando a 546,24 euro mensili, con effetti diretti sull’aggiornamento delle soglie di accesso alle pensioni interamente contributive.
Limiti per quota 103 e tetti agli importi
Restano infine i vincoli per chi percepisce una pensione con “quota 103” senza aver ancora compiuto 67 anni. In questi casi l’importo massimo non potrà superare cinque volte il minimo, pari a 3.059,25 euro, se il diritto è stato maturato entro il 2023. Per chi ha raggiunto i requisiti successivamente, il tetto scende a quattro volte il minimo, cioè 2.447,40 euro mensili.


