Lo spettro della cassa integrazione torna a pesare sullo stabilimento Iveco di Suzzara. Dopo la rimozione del terzo turno, l’azienda ha confermato nuove giornate di sospensione produttiva legate al calo della domanda. Una situazione che riporta al centro il tema degli ammortizzatori sociali e apre nuovi interrogativi sul futuro industriale del sito, proprio alla vigilia di un confronto istituzionale cruciale.
Stop produttivi tra fine gennaio e inizio febbraio
La direzione Iveco ha comunicato la sospensione del lavoro nello stabilimento di Suzzara nelle giornate del 30 gennaio e del 2, 4, 5 e 6 febbraio. La decisione arriva dopo il taglio del terzo turno ed è motivata dal rallentamento degli ordini nel comparto dei veicoli commerciali. Una dinamica che, secondo i sindacati, non rappresenta una novità ma l’ennesima conferma di una fragilità produttiva che ciclicamente si traduce nel ricorso alla cassa integrazione.
Le preoccupazioni della Fiom
«Non abbiamo conferme ufficiali, ma alcune dichiarazioni lasciano presagire che il 2026 possa essere in linea con la fine del 2025», afferma Marco Massari, segretario provinciale Fiom.
Il sindacalista evidenzia come la questione sia legata a una crisi di mercato ormai nota nel settore dei veicoli commerciali: «Le aziende si strutturano durante i picchi produttivi e accompagnano la fase discendente con questi ammortizzatori sociali. Temo che la situazione possa protrarsi ancora per diversi mesi».
Cassa integrazione e nodo acquisizione
Secondo Massari, l’eccedenza registrata a Suzzara va letta separatamente dall’operazione societaria in corso. «Scinderei la questione dall’acquisizione Tata», chiarisce a una settimana dal tavolo di confronto con Stellantis. Tuttavia, l’assenza di risposte sul futuro pesa: «Non si hanno indicazioni sugli investimenti né un piano industriale definito», avverte, sottolineando come l’incertezza coinvolga anche l’indotto.
Il tavolo al Mimit e la mobilitazione
Il tema sarà al centro dell’incontro convocato per il 30 gennaio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Massari critica l’insufficienza delle rassicurazioni istituzionali sulle garanzie occupazionali e annuncia la mobilitazione sindacale. Fim, Fiom, Fismic, Uilm, Uglm e Aqcfr stanno organizzando un presidio sotto il ministero: lavoratori e delegati saranno presenti per ribadire che la mancanza di risposte sul futuro di Iveco resta un problema aperto per il Paese e per chi opera nello stabilimento di Suzzara.


