La crisi della componentistica auto torinese non è più un tema per addetti ai lavori. È diventata una questione sociale, occupazionale e industriale che riguarda l’intero territorio. La lettera aperta firmata da FIM CISL, FIOM CGIL, UILM, FISMIC, UGL Metalmeccanici e AQCF-R e diffusa il 2 febbraio 2026 dai sindacati metalmeccanici riporta al centro del dibattito numeri, responsabilità e scelte strategiche che stanno segnando il futuro di migliaia di lavoratori.
Una crisi che dura da anni e svuota il territorio
Negli ultimi anni la componentistica auto torinese ha subito una trasformazione definita “drammatica” dagli stessi lavoratori. La perdita di circa 500 aziende e di oltre 35 mila posti di lavoro non viene letta come un semplice dato statistico, ma come una ferita profonda nel tessuto sociale locale. A questo si aggiunge una condizione di incertezza diffusa, fatta di salari ridotti dalla cassa integrazione e dall’assenza di un piano industriale di lungo periodo.
Il disimpegno industriale e il ruolo di Stellantis
Secondo quanto denunciato nella lettera, il declino sarebbe stato accelerato dal progressivo disimpegno di Stellantis, che avrebbe indirizzato risorse, modelli e strategie verso altri poli produttivi. Una scelta che, nei fatti, ha ridimensionato il ruolo centrale di Torino nell’automotive, indebolendo l’intera filiera della componentistica e lasciando senza prospettive centinaia di imprese fornitrici.
Delocalizzazioni e segnali giudicati contraddittori
In questo quadro già fragile, i lavoratori esprimono forte preoccupazione per l’organizzazione di iniziative finalizzate a promuovere investimenti all’estero, come la recente kermesse sull’Algeria (quella organizzata da Stellantis a Torino in cui invita le aziende della componentistica ad investire nel Paese africano). Per i sindacati, incentivare la delocalizzazione verso Paesi a basso costo del lavoro rappresenta un messaggio contraddittorio, che rischia di suggerire alle imprese la strada dell’abbandono del territorio invece del rilancio produttivo locale.
Competenze, lavoro e responsabilità istituzionali
Il documento rivendica con forza che Torino possiede competenze, storia industriale e know-how per guidare la transizione dell’automotive. Tuttavia, senza investimenti locali e senza una chiara assunzione di responsabilità da parte di istituzioni, imprese e associazioni di categoria, il rischio è quello di perdere definitivamente un patrimonio manifatturiero costruito in decenni di lavoro.


