Le case automobilistiche cinesi vogliono produrre oltre un milione di auto in Europa entro il 2028. Non si tratta solo di vendere vetture importate, ma di aprire stabilimenti direttamente nel nostro continente. Una scelta che cambia gli equilibri industriali e che riguarda da vicino anche i lavoratori europei.
Perché i costruttori cinesi aprono fabbriche in Europa
La prima ragione è semplice: evitare i dazi europei sulle auto elettriche prodotte in Cina. Queste tasse possono arrivare fino al 45% del valore dell’auto. Produrre in Europa permette di aggirare il problema e restare competitivi sui prezzi.
C’è poi un secondo fattore. Essere presenti con fabbriche locali migliora l’immagine del marchio e rassicura clienti e governi. Per questo gruppi come Byd, Geely, Chery e Leapmotor stanno investendo miliardi di euro tra Ungheria, Slovacchia, Spagna e Francia.
Gli investimenti già avviati
Oggi sono almeno dodici i progetti industriali annunciati in Europa, tredici considerando anche la Turchia. Alcuni impianti sono già in fase di avvio. In Ungheria, ad esempio, è partita la pre-produzione di modelli elettrici destinati al mercato europeo.
La capacità produttiva crescerà rapidamente: circa 200 mila veicoli nel 2026, 760 mila nel 2027, fino a superare il milione nel 2028. Numeri che mostrano un piano industriale preciso e coordinato.
Il nodo del “contenuto locale”
Non basta assemblare un’auto in Europa per definirla davvero “europea”. La Commissione europea sta discutendo una soglia minima di componenti prodotti localmente. Oggi molti impianti partirebbero con meno del 30% di contenuto europeo. Bruxelles punta a una quota molto più alta, vicina al 70%.
Questo tema è decisivo. Più componenti locali significa più lavoro per fornitori e imprese europee.
Batterie e filiera: la partita vera
Oltre alle auto, si muove anche il settore delle batterie. Sono previste gigafactory in Germania, Ungheria e Francia. Investimenti miliardari che rafforzano la filiera dell’elettrico.
La sfida, quindi, non riguarda solo le vendite. Riguarda produzione, occupazione e futuro dell’industria europea.


