La FIOM-CGIL ha presentato una ricerca su “stato e tendenze dell’industria metalmeccanica” per leggere non solo i dati del momento, ma le fragilità di lungo periodo. Il quadro che emerge è netto: meno occupazione, più cassa integrazione e un rischio di deindustrializzazione legato a debolezze strutturali.
Occupazione giù, cassa integrazione come “ancora”
Il primo segnale è la curva degli addetti. Dal 2008 al 2024 il comparto metalmeccanico manifatturiero passa da oltre 2 milioni a 1.984.000: “una perdita secca di oltre 103.000 addetti”.
E qui arriva il punto più pesante. Nel 2024 sono autorizzate 260 milioni di ore di cassa integrazione, che nel 2025 diventano oltre 300 milioni. Tradotte in “posti equivalenti”, per FIOM sono “oltre 148.000 lavoratrici e lavoratori” sospesi dal lavoro. Il messaggio è brutale: senza ammortizzatori “avremmo perso… ulteriori 148.000 posti di lavoro”.
Il “nanismo” industriale e il divario con la Germania
La prima debolezza è la dimensione d’impresa. La media UE supera 43 addetti per azienda, l’Italia resta sotto 30. Nei confronti con la Germania la distanza si allarga: nella metallurgia le microimprese sono “oltre il 63%” in Italia contro il 50% tedesco; le grandi imprese “il 2%” in Italia contro quasi il 9% in Germania. FIOM insiste: “Piccolo non è bello. Piccolo è un problema”.
Profitti crescono, salari molto meno
C’è poi un dato che spiazza. Il valore aggiunto per ora lavorata sale da 41 a oltre 54 euro (+13,48). Ma la ripartizione è sbilanciata: “oltre 10 euro hanno incrementato il profitto per ora lavorata”, mentre al costo del lavoro vanno “poco più di 3 euro”. E l’accusa è chiara: investimenti fermi, “profitto puro”.
Filiere incomplete, dipendenza estera e crisi MIMIT
Sull’acciaio la fotografia è simbolica: dal 2011 (oltre 27 milioni di tonnellate) al 2014 (17,8) “un crollo di quasi il 34%”, mentre aumentano le importazioni. Risultato: circa “il 50% dell’acciaio… utilizzato… ha origine estera”. Nella doppia transizione il gap è ancora più duro: produzione domestica al 60% per trasformatori, 21% per apparati telecom, 11% per ICT.
Sul fronte crisi, FIOM stima “oltre 43.000” addetti coinvolti ai tavoli MIMIT, più “i più di 10.000” di Stellantis. E avverte: serve un “piano straordinario per l’industria”, insieme a una riforma degli ammortizzatori e alla riduzione dell’orario.


