Il forte aumento dei prezzi di benzina e gasolio sta tornando a pesare sui bilanci delle famiglie. Il rincaro dei carburanti incide su tutta l’economia, ma a pagarne le conseguenze più immediate sono soprattutto i lavoratori che ogni giorno utilizzano l’automobile per raggiungere il posto di lavoro.
Negli ultimi giorni i listini alla pompa hanno registrato nuovi rialzi. In alcune aree del Paese il diesel ha superato i 2 euro al litro, mentre anche la benzina si avvicina rapidamente a quella soglia. Di fronte a questa situazione il Governo sta valutando l’attivazione del meccanismo delle “accise mobili”, una misura che permetterebbe di ridurre il prezzo dei carburanti attraverso un taglio delle accise applicato direttamente alla pompa.
La possibilità di intervenire è stata richiamata anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Non sarebbe necessaria una nuova legge: il meccanismo è già previsto dalla normativa introdotta con la manovra del 2008 e può essere attivato tramite un decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze insieme al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica.
Rincari dei carburanti: quanto pesa il fisco sul prezzo
I prezzi dei carburanti sono aumentati in modo evidente nelle ultime settimane. In alcune regioni la benzina ha raggiunto una media di circa 1,764 euro al litro, mentre il gasolio si avvicina ai 2 euro al litro.
Una parte consistente del prezzo è rappresentata dalle imposte. Nel caso della benzina, circa il 56% del costo finale è composto da tasse: accise e Iva.
Quando il prezzo del carburante aumenta, cresce automaticamente anche l’Iva pagata dai consumatori. In altre parole, lo Stato incassa più entrate fiscali proprio a causa del rincaro dei carburanti.
Rispetto a febbraio, quando la benzina costava circa 1,654 euro al litro, l’Iva pagata oggi è aumentata di circa 2 centesimi al litro. Per il gasolio l’incremento è ancora più significativo e può arrivare a circa 5 centesimi al litro.
Come funzionerebbe il “bonus” carburante alla pompa
Il meccanismo delle accise mobili serve proprio a restituire ai cittadini parte di questo maggiore gettito fiscale.
In pratica, se lo Stato incassa più Iva a causa dell’aumento dei prezzi dei carburanti, può decidere di ridurre temporaneamente le accise, compensando così l’aumento dei prezzi. Il risultato sarebbe uno sconto immediato alla pompa, senza bisogno di bonus o rimborsi successivi.
Il taglio potrebbe essere di alcuni centesimi al litro, con un effetto più evidente sul gasolio, che negli ultimi mesi ha registrato aumenti più marcati.
Il decreto e i tempi per l’attivazione
Per attivare il meccanismo sarebbe sufficiente un decreto ministeriale firmato dal Mef e dal Mase. Tuttavia il processo richiede alcune verifiche preliminari.
Prima di tutto il Governo deve calcolare l’aumento del gettito Iva generato dal rincaro dei carburanti. Questo passaggio è fondamentale perché la riduzione delle accise può essere applicata solo utilizzando le maggiori entrate già incassate dallo Stato.
Successivamente viene stabilita l’entità del taglio delle accise e la durata della misura.
Infine sono previsti controlli lungo tutta la filiera dei carburanti, dai depositi ai distributori, per verificare che lo sconto venga effettivamente trasferito fino al prezzo finale pagato dagli automobilisti.

