Un’impresa con 49 dipendenti potrebbe essere considerata artigiana? È l’ipotesi che sta accendendo il confronto sulla riforma della legge quadro dell’artigianato. La legge annuale per le Pmi ha affidato al Governo una delega per rivedere la disciplina del 1985, ma la nuova soglia non è oggi una regola in vigore: il suo eventuale inserimento dipenderà dai provvedimenti attuativi.
Perché Confindustria è contraria
Per gli industriali, portare il limite a 49 addetti rischierebbe di rendere meno netto il confine tra imprese artigiane e industriali. Francesco Somma, vicepresidente di Confindustria, ha definito la prospettiva «sbagliata e pericolosa». Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, teme che aziende già strutturate possano scegliere il regime ritenuto più conveniente in base ai costi da sostenere.
La preoccupazione riguarda soprattutto il lavoro. Secondo le stime richiamate dagli industriali, il costo per addetto può differire fino al 18% tra contratto industriale e artigiano. Confindustria paventa quindi uno spostamento di imprese e lavoratori verso un diverso sistema contrattuale, con possibili conseguenze su retribuzioni, tutele e ammortizzatori sociali. Stima inoltre un impatto superiore a un miliardo di euro l’anno sulle entrate contributive e fiscali: sono valutazioni della parte industriale, non effetti già accertati della riforma.
Sulla stessa linea Andrea Amalberto, presidente di Confindustria Piemonte, chiede confini chiari tra i due modelli d’impresa. Francesco Turcato, alla guida di Confindustria Valle d’Aosta, avverte che la crescita dimensionale deve accompagnarsi a regole certe, sicurezza e qualità del lavoro.
La risposta delle associazioni artigiane
Confartigianato, CNA e Casartigiani respingono l’idea che la riforma serva a comprimere salari o tutele. Sostengono che il testo allo studio del Governo contenga soluzioni per evitare distorsioni della concorrenza e che le loro proposte non produrrebbero maggiori costi per la finanza pubblica. Per le tre organizzazioni, un’impresa non dovrebbe perdere la propria natura artigiana per il solo fatto di crescere, investire o esportare.
Per i lavoratori, il punto decisivo sarà come verrà scritto il decreto attuativo. L’eventuale aumento della soglia dimensionale, da solo, non basta a stabilire che un’azienda cambierà automaticamente CCNL. Saranno le regole sulla qualifica d’impresa e sul rapporto con i contratti applicati a chiarire gli effetti della riforma.


