Sono oltre 1,7 milioni i lavoratori dell’industria metalmeccanica in attesa del rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto il 30 giugno 2024. Dopo più di un anno di stallo e oltre 40 ore di sciopero, il confronto tra sindacati Fiom-Fim-Uilm e Federmeccanica-Assistal sta per riaprirsi con un calendario fitto di incontri già fissati per l’11, il 18 e il 25 settembre 2025.
Il settore metalmeccanico rappresenta il caso più rilevante dell’intera stagione contrattuale che a settembre riguarderà complessivamente 2,5 milioni di lavoratori privati. Oltre al contratto dell’industria, è attesa anche la partita del rinnovo di Unionmeccanica Confapi, che copre circa 390mila addetti nelle piccole e medie imprese.
Le richieste dei sindacati: salari e riduzione dell’orario
Al centro del negoziato c’è la partita salariale, tema che condiziona gran parte dei rinnovi contrattuali in Italia. I sindacati chiedono aumenti retributivi adeguati all’inflazione (280 euro in piattaforma) e all’aumento del costo della vita, oltre a una riduzione progressiva dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali a parità di salario. La proposta prevede fasi di sperimentazione nelle aziende in crisi o in transizione, per rendere sostenibile il cambiamento.
Sul fronte dello smart working, le organizzazioni dei lavoratori spingono per una cornice nazionale che garantisca tutele omogenee, mentre Federmeccanica preferisce mantenere soluzioni flessibili a livello aziendale.
Inquadramento professionale e formazione continua
Un altro nodo cruciale riguarda l’inquadramento professionale. Dal 2021 è in vigore un nuovo sistema che però fatica a trovare piena applicazione. I sindacati chiedono il coinvolgimento delle Rsu nelle imprese sopra i 150 dipendenti, con strumenti concreti per attuare il modello. Federmeccanica, invece, propone un rafforzamento della commissione nazionale senza vincolare le aziende.
La trattativa tocca anche la formazione continua, considerata essenziale per affrontare le trasformazioni tecnologiche e organizzative dell’industria.
Il precedente delle Pmi: intesa su Unionmeccanica Confapi
Un segnale positivo è arrivato dal fronte delle Pmi. Lo scorso 24 luglio, Unionmeccanica Confapi e i sindacati hanno trovato un accordo sugli aumenti salariali per il triennio 2025-2026, rinviando però a settembre il confronto sugli aspetti normativi. Una scelta di compromesso che ha consentito di dare risposte immediate ai lavoratori senza mettere in difficoltà la tenuta economica delle imprese.
Ora la sfida principale resta il rinnovo del contratto nazionale dell’industria metalmeccanica, che riguarda la platea più ampia e strategica di tutta la manifattura italiana.