Secondo quanto riporta il quotidiano la Repubblica, negli ambienti di Governo circola un documento che prevede una novità importante per i lavoratori con contratto collettivo scaduto.
Una misura che stabilisce che, se un contratto collettivo nazionale scade e non viene rinnovato entro sei mesi, scatterà un aumento automatico in busta paga. L’aumento sarebbe calcolato sulla base dell’indice Istat del costo della vita, cioè il parametro che misura l’inflazione e l’andamento dei prezzi.
Il nuovo sistema avrebbe effetti anche per i metalmeccanici, circa 2 milioni di lavoratori con il CCNL di riferimento scaduto da tempo.
Come funzionerebbe lo “scatto ISTAT”
Il documento precisa che l’adeguamento non scatta subito, ma dal mese di luglio di ogni anno o comunque dopo 6 mesi dalla scadenza contrattuale (per i ccnl che hanno una scadenza diversa dal 31 dicembre).
In pratica: se sono passati sei mesi dalla scadenza senza rinnovo, dal primo luglio successivo si attiva l’aumento. Questo meccanismo andrebbe avanti per 24 mesi, fino a quando il contratto collettivo non viene firmato di nuovo. Si tratterebbe di un “paracadute” pensato per proteggere i lavoratori lasciati per troppo tempo senza incrementi salariali.
Per le Imprese un costo immediato, per lo Stato un modo per iniziare ad incassare sin da subito tasse e contributi sulle nuove buste paga.
I contratti metalmeccanici interessati, ma attenti alla “clausola di garanzia”
Il sistema riguarderebbe direttamente anche i metalmeccanici. Il contratto dell’industria Federmeccanica-Assistal è scaduto il 30 giugno 2024. Sei mesi dopo, a gennaio 2025, è entrato nella fascia prevista dalla proposta.
Questo significa che dal luglio 2025 scatterebbe il primo adeguamento automatico. Stesso discorso per il contratto delle pmi Unionmeccanica-Confapi, scaduto il 31 dicembre 2024: anche in questo caso, dal luglio 2025 partirebbe la rivalutazione degli stipendi.
In questi ambiti però la proposta governativa dovrà essere combinata con la “clausola di garanzia”, prevista da entrambi i CCNL che già prevede scatti automatici ogni mese di giugno in base all’IPCA NEI dell’anno prima. Difficile pensare che si voglia attivare un nuovo modello in cui le imprese “pagano due volte”
Benefici e problemi
Per gli operai significherebbe avere aumenti legati all’inflazione anche in assenza di rinnovi, evitando anni di salari fermi. Ma rimane aperta la questione delle coperture. La Repubblica scrive che il governo pensa di finanziare la misura chiedendo un contributo alle banche.
E il rischio è sempre lo stesso: gli istituti potrebbero scaricare i costi sui clienti, facendo pagare ai lavoratori, indirettamente, l’aumento che avrebbero dovuto ricevere come tutela.