martedì, Settembre 29, 2026

Ex Ilva, le richieste Confapi: “Decarbonizzazione reale, Golden Power e 5 miliardi per salvare Taranto”

Un quadro critico che riguarda non solo la città ionica ma l’intera filiera dell’acciaio italiano

La crisi dell’ex Ilva torna al centro del dibattito nazionale, con ripercussioni dirette su economia, occupazione e stabilità del sistema siderurgico italiano. L’intervista rilasciata dal Presidente di Confapi Taranto, Fabio Greco, in ESCLUSIVA a MetalmeccaniciNews.it, conferma che l’indotto Taranto si trova oggi in una fase di profonda incertezza, aggravata dall’assenza di programmazione e da un futuro industriale ancora tutto da definire.
Secondo Greco, senza interventi immediati e senza una strategia unitaria, si rischia una desertificazione industriale destinata ad avere effetti permanenti sulla filiera dell’acciaio e sulla competitività nazionale.

Indotto ex Ilva: competenze elevate ma sempre più fragili

Per Greco, l’indotto dell’ex Ilva rimane un asset fondamentale della siderurgia nazionale. Le imprese hanno sviluppato competenze tecniche riconosciute in tutta Italia, contribuendo per anni alla stabilità operativa dello stabilimento. Questa rete di fornitori e subfornitori offre un know-how strategico, capace di supportare produzione, manutenzione e servizi critici.

Nonostante la forza delle competenze, l’indotto è oggi segnato da difficoltà economiche, sociali e occupazionali. La crisi dell’ex Ilva ha fortemente ridotto le commesse e frenato gli investimenti sul territorio. Eppure, proprio grazie al patrimonio tecnico accumulato, Taranto potrebbe guidare un vero rimbalzo industriale, soprattutto attraverso la transizione green e i nuovi modelli di produzione decarbonizzata.

Programmazione zero: la criticità che sta paralizzando le imprese

Greco parla chiaro: l’ostacolo maggiore per gli imprenditori è la totale mancanza di programmazione.
La filiera non dispone di linee guida chiare sul futuro dell’ex Ilva, e questa incertezza impedisce ogni forma di pianificazione industriale. La conseguenza diretta è la paralisi degli investimenti, un fenomeno che sta impoverendo un tessuto produttivo che negli anni ha sempre garantito continuità e qualità.

Le imprese dell’indotto oggi possono solo “navigare a vista”, mentre un piano credibile per la riconversione o il rilancio non è ancora stato formalizzato. Senza risposte istituzionali, afferma Greco, la fiducia è in calo e cresce il timore che l’intero ecosistema finisca in una spirale recessiva.

Per approfondire questi scenari, Greco richiama l’importanza di analizzare la situazione dell’indotto industriale nella sua interezza, compresa la domanda di acciaio a livello nazionale.

Le richieste di Confapi: decarbonizzazione reale, governance forte, risorse certe

Confapi Taranto ha avviato un’azione forte ai tavoli istituzionali, avanzando richieste precise e ormai non più rinviabili. Le principali:

  • Decarbonizzazione reale, con installazione degli impianti DRI e della nave rigassificatrice.
  • Continuità produttiva garantita dallo Stato prima di ogni nuovo investimento.
  • Una golden power industriale, con governance forte affidata a protagonisti italiani qualificati.
  • Almeno 5 miliardi di euro provenienti dal decreto European Rearm, destinati allo stabilimento di Taranto.
  • Una legge per Taranto che riconosca l’importanza strategica della filiera dell’acciaio e degli acciai speciali.

Greco avverte che la sopravvivenza dell’ex Ilva non riguarda solo la Puglia: l’Italia ha bisogno di una filiera strategica per gli acciai speciali, indispensabile sia per l’autonomia industriale sia per l’attuazione della legge sul riarmo.

Secondo Confapi, le risposte attuali del Governo sono «sterili» e rischiano di accompagnare il territorio verso una perdita irreversibile di competenze e valore produttivo.

Rischio spezzatino: disaggregare gli asset sarebbe un errore

Uno dei nodi più discussi riguarda la possibile vendita separata degli asset dell’ex Ilva. Greco respinge con decisione questa ipotesi, definendola «non realistica e dannosa».
Smembrare Genova, Novi Ligure e Racconigi da Taranto significherebbe:

  • disgregare la filiera nazionale dell’acciaio,
  • aumentare costi e dipendenze logistiche,
  • compromettere la produzione di oltre 6 milioni di tonnellate necessarie agli stabilimenti del Nord,
  • mettere a rischio migliaia di posti di lavoro,
  • creare un precedente pericoloso di disaggregazione di un asset industriale strategico.

Confapi Taranto insiste: senza un piano industriale realistico e un cronoprogramma vincolante sulla decarbonizzazione, il territorio rischia un declino ventennale.

Greco lancia così un appello unitario al sistema istituzionale, alle aziende e alle parti sociali: occorre coesione per difendere la filiera e per ottenere finalmente una strategia di decarbonizzazione dell’acciaio credibile e finanziata.

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