Il confronto tra Italia e Francia dentro Stellantis si fa sempre più squilibrato. Il gruppo guidato da Antonio Filosa si avvia a chiudere il 2025 con una produzione Oltralpe pari al doppio di quella italiana. La fotografia arriva dai dati presentati ai sindacati, che mostrano una Francia in forte recupero e un’Italia inchiodata a volumi minimi storici. Dentro questa forbice si gioca il futuro degli stabilimenti, soprattutto Mirafiori, dove la nuova Fiat 500 Hybrid rappresenta la scommessa per il rilancio dal 2026.
Produzione in Francia verso +17%: 661 mila veicoli nel 2025
Secondo Les Echos, negli impianti francesi la produzione salirà dai 565 mila veicoli del 2024 ai 661 mila del 2025. Un balzo del 17% che Stellantis attribuisce al pieno regime di Sochaux, trainato dai nuovi SUV Peugeot 3008 e 5008, e a una ripartenza generalizzata delle immatricolazioni. Dopo un 2024 segnato da fermate e cali di mercato, dal mese di settembre i numeri hanno invertito la rotta. Questo dato crea un primo elemento di squilibrio con l’Italia, preparando il terreno al confronto più ampio tra i due paesi.
Italia in affanno: produzione giù del 31,5% nei primi nove mesi
Sul fronte italiano, la Fim-Cisl certifica un crollo pesante. Tra gennaio e settembre 2025 gli stabilimenti hanno assemblato 265.490 veicoli, in calo del 31,5% rispetto al 2024. Il dato peggiora se si guarda alle sole autovetture, in flessione del 36,3%. Proseguendo in questa direzione, l’intero anno dovrebbe chiudersi con poco più di 300 mila unità, il livello più basso della storia recente. Una distanza che si allarga mese dopo mese.
Ammortizzatori al massimo e rilancio rinviato al 2026
Quasi metà degli addetti italiani è coperta da ammortizzatori sociali. Il rilancio – secondo Filosa – passerà da Mirafiori e dalle nuove produzioni ibride, ma gli effetti arriveranno solo dal 2026 (anche l’esplicitazione del Piano è rinviato al 2026). Nel frattempo, la Francia accelera e l’Italia attende risposte concrete.
Mentre l’Italia resta a guardare. Neppure l’incontro del 20 ottobre scorso dei sindacati con l’ad Antonio Filosa ha fatto luce sul futuro, lasciando più ombre che certezze. Il piano di rilancio resta avvolto da domande sospese, soprattutto sul destino degli stabilimenti italiani e sui reali volumi produttivi previsti. I lavoratori attendono indicazioni concrete, ma molti passaggi chiave sono rimasti sfocati, quasi lasciati a galleggiare tra promesse e rinvii.


